Pensieri nebulosi (Privé)

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E se le nuvole fossero pensieri?

Pensieri sputati in aria da ogni cuore che sente, che pensa, che tace.

Rosa, azzurri, grigi, bianchi. Rossi di desiderio, viola di vergogna, lividi di vita. Cambiano forma, misura, spessore. Facce di vecchi, musi di cani, pinne di pesci. Acquatici e aerei, palpabili ed eterei, persino odorosi, se sai estendere i sensi fino a confonderti con quelli delle creature che vedi scorrere in cielo.

Vien voglia di prenderli in mano questi pensieri, scolpirli come pongo tra le dita, per farne quel che vuoi e adorarli come feticci d’amore. Tu li crei e poi ne sei schiava.

Se le nuvole fossero pensieri, tutto sarebbe possibile. Anche trasformare un brutto sogno in promessa o un momento sbagliato in scommessa.

Ma, forse, sono i pensieri ad essere nuvole. Nuvole che piovono sull’anima.

 

Tra le tue ali (Privé)

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Credevo d’esser sola. Invece quando ho schiuso gli occhi leccati dal sole e ho posato lo sguardo sull’acqua appena sotto il molo di legno, ecco comparire la meraviglia. Il cigno che a lungo avevo spiato covare a ridosso di un riparo, non poco lontano da lì, si era finalmente sentito libero di abbandonare il giaciglio ancora umido di fatiche per inoltrarsi nel lago. Buon segno. Segno di fiducia, di rinascita, di futuro.

E di fatti era così. Dopo qualche passo di danza sull’acqua guardandomi di sbieco, sperando forse in un provvidenziale boccone, ecco che dal suo candido manto piumato era sbucato curioso il frutto della sua attesa. Il piccolo cigno, appena sbocciato alla primissima estate, aveva sete di aria, di sole, di novità. Come me. Stava lì nel cuore delle grandi ali materne, come un principe su un tappeto volante in procinto di catapultarsi verso il proprio destino.

E d’istinto, guardando quel miracolo, mi son sentita raccolta e cullata anch’io da quel paio di maestose ali. Un po’ invidiosa, un po’ gelosa, di sicuro vogliosa di immergermi anch’io lì, sprofondata in quel soffice, caldo abbraccio che difende, protegge, conserva e alimenta.

Credevo d’esser sola. Invece ho capito d’essere ‘solo’ fortunata. Perché anch’io ho un paio d’ali calde che difendono, proteggono, conservano e alimentano. Sempre. Anche quando il sole si spegne, il silenzio cala e i cigni in amore tornano al proprio nido, fedeli al proprio destino…  Come me.

Essere e non essere (Privé)

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Siamo tutti altrove. E i luoghi di transito lo dimostrano esemplarmente.

Stazioni ferroviarie, aeroporti, porti sono tutti immensi spazi liquidi in cui le persone galleggiano come minuscole bolle sulla scia invisibile di un tragitto già abbozzato.

Siamo tutti in viaggio. Qui, adesso. Eppure contemporaneamente siamo fermi. Proiettati là, altrove. Spesso lontanissimo da quel preciso istante che ci scolpisce con lo zaino infilato in spalla e un piede sulla scaletta di un treno in partenza.

E quell’altrove che rapisce ognuno di noi lungo la strada sta esattamente in una mano. In quello specchio riflesso che ci libera e ci lega, ci connette e ci estranea. Quella porzione di universo che maniacalmente stringiamo, appendice del nostro stesso corpo, ci ingloba nei pensieri della voce di turno che ci chiama. Voce che soffoca i silenzi, che si fa presenza e che azzera le distanze.

Così, reciprocamente, proseguiamo il nostro viaggio in compagnia di invisibili presenze che assumiamo in dosi regolari, come drogati dipendenti di un illusorio piacere viscerale. E ci frammentiamo come luce dentro un prisma, alternandoci in scenari che si sovrappongono in un surreale essere e non essere.

Cosa accadrebbe se all’improvviso restassimo tutti orfani della tecnologia prêt-a-porter che ci espande, ci rimbalza e ci diffonde? Saremmo “solo” qui, adesso, in questa stazione brulicante di disordine, di gesti rapidi, e di sguardi distratti. Saremmo forse più soli, chissà. O, forse, liberi finalmente di guardarci negli occhi di chi ci sta accanto, scopriremmo che, dopo tutto, il vero “altrove” è dentro di noi, anche in silenzio. Sempre e comunque.

Prove generali di solitudine (Privé)

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Ogni tanto fa bene fingersi soli. Raccogliersi attorno a se stessi senza attese verso gli altri. Compiere gli abituali gesti quotidiani senza aspettare che qualcuno ci chiami, ci accompagni, ci aspetti, come di solito avviene. Anche gli affetti più profondi e veri potrebbero all’improvviso svanire e forse allenarsi a sperimentare questo brivido di solitudine può aiutare. Può fortificare, aiutandoci ad essere un po’ più preparati ad affrontare la vita, semmai eventi fuori dalla nostra volontà ci costringano prima o poi a camminare senza appoggi.

Svegliarsi la mattina e non ricevere l’abituale buongiorno riempie di un vuoto immenso ma spalanca anche la porta su un nuovo modo d’essere. Del resto ogni nascita non è altro che distacco. Quel primissimo taglio di cordone ombelicale rappresenta simbolicamente tutte le separazioni che l’esistenza tiene in serbo per ognuno di noi. E allora meglio accettare il fallimento di sentirsi sempre avvolti dall’abbraccio di un padre, di un amante, di un amico. Perché prima o poi quell’abbraccio diventerà un bel ricordo, che pur scaldando lascerà solo un brivido.

Per sempre.

Come il volo di un cigno (Privé)

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Camminare per ore nel vento senza incontrare uno sguardo. Sentire, passo dopo passo, l’incedere dei propri pensieri sospinti nel nulla, come foglie slegate dai rami finalmente libere di trovare il proprio destino.

Destino, nel senso di “destinazione”. Ecco dove ruzzolano i pensieri lasciati correre senza redini. Verso quella meta ancora indistinta che dovrebbe dare un significato al proprio cammino. Perché finora questo camminare nel vento rappresenta solo un piacere apparentemente fine a se stesso. Eppure, nascosto dietro qualche fronda d’albero o tra le piume delle canne spettinate del lago ci deve essere nascosto il perché di questo richiamo a vagabondare in solitudine nel freddo.

Nessuna risposta ai silenti interrogativi. Solo qualche brivido e un sorriso triste di fronte a un cielo drammaticamente plumbeo ferito da un raggio dorato che sembra trafiggere l’acqua, scolpendo nel bel mezzo un sentiero luminoso.

Pare un invito a tuffarsi in quell’apocalittico cono di luce liquida. Un’inspiegabile spinta a spiccare il volo s’agita dentro, così come fanno i cigni, con tale evidente fatica a sollevare il proprio peso che senza dubbio deve valere la pena tutto quello sforzo. Spesso abbandonano la propria grazia cullata dall’acqua, per impennarsi con estremo impegno nell’aria alla ricerca di cosa, al richiamo di chi… Non si sa, eppure anche i cigni obbediscono a leggi invisibili che li portano a volare nel nulla per poi planare leggeri come angeli riprendendo l’abituale eleganza accanto agli altri pennuti.

In un attimo robuste nuvole hanno soffocato tutto il cielo, il cono di luce s’è spento e l’acqua non invita più allo sconsiderato tuffo. Si prosegue a camminare ancora nel vento in compagnia del proprio sguardo per raccogliere, passo dopo passo, nuovi pensieri. E capire che, in fondo, il proprio destino non è poi così diverso dal volo di un cigno.

L’intima conquista (Privé)

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“Libertà.” È una parola che suona come musica nell’aria. Armoniosa, bilanciata, né troppo lunga né troppo breve. Sta in un sorso, in un soffio, in un bacio. Non la si può stringere in una mano perché quell’accento sul finale le imprime lo stesso irrinunciabile slancio che assume un uccello per staccarsi da terra e prendere il volo.

“Libertà.” È una parola che, paradossalmente, ha le sue radici. Radici che la riconducono al latino “liber”, ossia “uomo legalmente libero” opposto allo schiavo. Tuttavia quel “lib” iniziale sta lì a ricordare che, oltre ad indicare una condizione contingente e relazionale, la parola libertà possiede anche una profonda connotazione emotiva. “Lib”, infatti, appartiene anche a libidine e a libare, cioè a termini legati ai sensi, all’universo del piacere intimo e del godimento materiale. Archetipi della natura umana e animale.

Cosa c’è di più piacevole, infatti, del godere nel sentirsi liberi di agire secondo la propria autodeterminazione, senza che altri dettino per noi regole e ritmi che forzino il naturale scorrere del nostro desiderare. Liberi di volere, liberi di non volere. Liberi di volare anche senza ali e di sentire splendere il sole anche quando fuori imperversa la tempesta.

Più che una condizione esteriore, la libertà è uno stato d’animo, una presa di coscienza, una consapevole estraniazione dagli altri che ci riempie e racchiude dentro un’ideale bolla di benessere sospesa nell’aria. È un sentimento diffuso non necessariamente euforico ma piuttosto di pacata soddisfazione da gustare lentamente, come sorseggiare un vino da meditazione decantando in sacra solitudine effluvi ed emozioni.

Libertà è, allora, il piacere di stare bene con se stessi. Una costante e prolungata coccola autoerotica che ci si dona con la consapevolezza d’aver raggiunto, forse, lo scopo più importante dell’esistenza. Perché la libertà è, sopra a tutto, un’intima conquista.

Monologo notturno (privé)

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Ma come fai a vivere qui da sola? Capisco d’estate ma il resto dell’anno…?

Io lo trovo bellissimo, anche d’inverno, forse di più.

Ma tu sei matta! Non c’è niente qui…

Appunto per questo mi piace!

Hai lasciato una casa bellissima, grande, comoda, in città vicino a tutti per rifugiarti come un’eremita nel nulla quasi più assoluto. Quasi ti dimentichi di mangiare… Tu sei proprio strana!

Sarà. Ma a me qui piace, e poi mangio abbastanza. Fammi un piacere, vieni con me, affacciati sul terrazzo adesso e dimmi cosa vedi…

Ok, lo faccio, contenta? Ecco, non vedo una beneamata minchia, come direbbe Camilleri, è tutto buio assoluto. Solo stelle, neanche la luna, una luce più brillante là in alto ma sotto niente di niente. Sa di vuoto, fa paura…

Ma guarda bene… le stelle spiano noi che stiamo a frugare tra i loro segreti, non le trovi bellissime? La luna è altrove questa notte, perdonala, tornerà. Quella luce più brillante lassù invece è la vetta del Monte che sta sempre accesa, forse per rassicurare chi come te può aver paura del vuoto della notte. Che poi tanto vuoto non è… guarda là di fronte…

Cosa, che cosa?

Quelle lucine colorate che ammiccano. Sono segnali di vita, di calore, di esistenze forse simili alla mia. Case affacciate sullo stesso lago che adesso dorme e si nasconde. Tutto quel vuoto buio che tu vedi in realtà è un magnifico specchio d’acqua pullulante di vita.

Insomma… è il lago e non si vede perché è notte, punto.

Forse… oppure è uno specchio in cui ognuno può vedere se stesso con i propri orizzonti e i propri limiti. C’è chi ci trova solo il buio e chi invece un mondo fremente di vita, basta chiedere in prestito un po’ di luce alle stelle, chiamare in aiuto la luna e immaginare che tutte le creature lacustri si sveglino, proprio adesso, tutte insieme. Germani, svassi, aironi, folaghe, tartarughe, pesci … pensa, pensa quanta energia in quel pozzo buio che tu immagini di vedere!

Si vabbè ma sei tu che giochi a immaginare, la verità è che ce ne stiamo qui soli, davanti a niente e nessuno. Ecco, nessuno, non c’è gente qui, non si sente una voce…

Ascolta bene. Shhh….

Chi?

Come chi…il vento! Il vento s’infila tra le fronde dei cedri e li fa parlare, ascolta… sembra che i rami più alti prendano vita, che si stiano sbracciando per farsi notare dalle stelle. E poi, se ascolti bene, ogni tanto puoi sentire anche il fischio acuto degli aironi cenerini, ce ne stanno due sul molo in questi giorni, si levano all’alba…

Ma non sono gente gli alberi e neanche gli uccelli, e non hanno voce!

Ma sono vivi e parlano …

Sì soprattutto all’alba, perché tu ti svegli all’alba ovviamente!

È l’alba che mi sveglia e mi prende per mano senza strattonarmi dai sogni ancora caldi che vorrebbero tenermi…

Oh mio Dio, se sei strana… Scusa possiamo rientrare in casa, ho freddo.

Ma certo, vieni dentro…

Scusa, è stato bello venire a trovarti ma adesso è tardi, meglio che vada… non preoccuparti, porto io i tuoi saluti a tutti e dico anche che mangi così stanno tranquilli! Mi spiace un po’ lasciarti sola ma …

Ma io non sono sola qui, non sono mai sola. Tutto quello che tu non puoi vedere è la mia compagnia. Ti accompagno fuori, così non ti perdi nel buio…

Grazie, ma accendo l’Iphone, mi fa luce fino all’auto, non mi perdo stai tranquilla, vado!

…ma sì, in fondo ognuno ha i suoi specchi, le sue luci, i suoi vuoti. Le sue solitudini da coccolare.

Fa buon viaggio, io torno a sognare.

LA SOLA CERTEZZA (privé)

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Affetto, passione, amore. A volte non sappiamo bene definire quel sentimento che ci porta verso una persona. Che ci spinge a cercarla, a pensarla, a desiderarla e a sentirne irrimediabilmente la mancanza quando non c’è.

I sentimenti vibrano di emozioni che evolvono e sfuggono ai confini delle parole. Cambiano come le nuvole al vento eppure restano, si trasformano, si gonfiano e a volte si sperdono, è vero, ma mai del tutto se hanno radici nell’anima. Anche se si sottraggono alle definizioni della mente, i sentimenti s’annidano nell’inconsapevole groviglio del cuore e allora poco importa se non sappiamo districarne i fili e non impariamo mai a dar loro un nome.

Affetto, passione, amore. L’importante è viverli, coltivarli, tenerli accesi come brace sollecitata da quel costante soffio vitale che dà fuoco all’esistenza.

E allora continuiamo a cercare, a pensare, a desiderare quella persona che muove i nostri nebulosi ma profondi sentimenti. Perché senza, l’unica certezza alla quale sapremmo dare un nome ben preciso che non vorremmo mai sentire sarebbe “solitudine”.

A tu per tu con il mio Io (Privè)

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Gusto il mio tempo come fosse un gelato.

Lecco le ore, assaporo i minuti, sciolgo i secondi in un lento crescendo di piacere che dona calore. Vestita d’aria coccolo me stessa, mentre sorsi di sole scivolano nella stanza colorando le pareti di passi di danza.

Sa di libertà questo dolce farniente, ozio creativo della mente. Nubivaga sospensione dalla realtà, ovattata dai confini naturali dei pensieri che ricamano nel cielo trapunte di sogni.

Mi guardo allo specchio e tocco il profumo del desiderio, sento lo sguardo della tentazione, e sorrido a quello spavaldo guizzo negli occhi che mi sfida a duello, sorrido con il compiacimento di chi sta bene con se stesso. Non ti temo, sono libera specchio, mellifluo complice dei miei segreti.

Perché cos’è la libertà se non il disinvolto piacere di stare a tu per tu con il proprio Io, senza la necessità dell’altro. La semplice bellezza di stare soli, a gustare l’inesorabile scorrere del tempo, in compagnia dei propri vizi senza inutili complessi. Nessuna vergogna, nessun conflitto, nessun giudizio. Semplicemente la verità di un’anima nuda che si ama.

Un’anima nuda padrona del suo tempo, che va gustato come fosse un gelato. Prima che l’appagante dolcezza del presente appassisca nel silenzio del passato.

Notte muta (Privé)

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È curioso come la solitudine amplifichi i sensi. Musa ispiratrice d’insospettabili versi.

Si diventa più attenti, più sensibili, più accoglienti. Si raccoglie il tempo in mano e lo si riconsegna alle cose che si hanno attorno. Come una polvere che da ricordo si fa presente e poi sparisce di nuovo, soffiata nel nulla, incalzata da un nuovo ricordo.

Qui, affacciata su una notte muta che promette sole, coccolo il silenzio. Solo la solitudine lo permette. E gioco a fare entrare nel palcoscenico della mente quelle lontane presenze che in questo mio, solo mio, spazio vuoto mi fanno compagnia. Una maglietta, una fotografia, un cappello, una conchiglia, un profumo, una fetta di torta…involontari rimbalzi che prepotenti rompono il muro del silenzio e sussurrano affetto.

Forse è impossibile sentirsi davvero soli quando si ha la fortuna di essere amati. Lo penso, lo penso davvero. Allora sorrido. Apro le mani, libero il tempo che ho raccolto e costretto, e lo soffio via, verso un futuro pieno di nuovi ricordi. Libero, verso il sole che questa notte muta promette.