Pensieri nebulosi (Privé)

images

E se le nuvole fossero pensieri?

Pensieri sputati in aria da ogni cuore che sente, che pensa, che tace.

Rosa, azzurri, grigi, bianchi. Rossi di desiderio, viola di vergogna, lividi di vita. Cambiano forma, misura, spessore. Facce di vecchi, musi di cani, pinne di pesci. Acquatici e aerei, palpabili ed eterei, persino odorosi, se sai estendere i sensi fino a confonderti con quelli delle creature che vedi scorrere in cielo.

Vien voglia di prenderli in mano questi pensieri, scolpirli come pongo tra le dita, per farne quel che vuoi e adorarli come feticci d’amore. Tu li crei e poi ne sei schiava.

Se le nuvole fossero pensieri, tutto sarebbe possibile. Anche trasformare un brutto sogno in promessa o un momento sbagliato in scommessa.

Ma, forse, sono i pensieri ad essere nuvole. Nuvole che piovono sull’anima.

 

Bianco stupore (Privé)

Unknown

È la protagonista indiscussa di questi giorni. Lei, la neve, regina bianca dell’inverno. Così delicata eppure così potente da stravolgere tutto in poco tempo. Città, strade, prati, colline ma anche tempi, ritmi, abitudini e soprattutto predisposizioni umorali e stati d’animo.

Sì, perché quel sottile sipario bianco che lentamente cala sul palcoscenico quotidiano, ridisegna non solo i panorami esteriori ma anche quelli interiori, giocando con i ricordi, i sogni e i timori. Guardando la danza che i cristalli improvvisano nell’aria, verrebbe voglia di fermarli lì, sospesi da terra, in modo che possano conservare intatta la loro naturale leggerezza. Scolpire la neve nell’istante del suo divenire sarebbe anche un modo per fermare il tempo e ritornare idealmente alla stagione dell’infanzia, quando il suo arrivo, soprattutto se inatteso, rappresentava sempre e solo una grande gioia.

Lo stupore è forse l’unico sentimento che un adulto non prova più davanti a una nevicata. La poesia, il gioco e la bellezza restano pressoché muti di fronte ai disagi concreti che la neve, col suo innocente candore, può provocare, soprattutto nelle città. È comprensibile.

E così, tutti presi da problemi pratici, ci si dimentica di quando si era bambini. Quando ci si svegliava la mattina con quel bianco illibato che riempiva tutto di una luce pulita. Accesi dall’impazienza, si correva fuori per toccarla, calpestando con garbo il tappeto immacolato, perché era un peccato violare tanta perfezione. Il silenzio ovattato, rotto solo dal peso delle scarpe sui fiocchi compatti, aggiungeva solennità all’evento, come se tutti intorno si fossero raccolti contemporaneamente in una spontanea preghiera. Era persino bello andare a scuola quando c’era la neve. Tutti a piedi, pochissime auto, solo fiumi bianchi che cancellavano i confini tra strade e marciapiedi in una totale anarchia di viabilità. Nessun problema per i bambini, tanto c’erano i grandi a pensare per loro. Ma che peccato che anche i grandi non fossero contagiati dalla stessa festosa gioia. Dalla stessa impazienza di affondare le mani nel soffice gelo caduto dal cielo per farne palle, pupazzi, per leccarlo, per mangiarlo…

Nel suo bel libro “Il senso di Smilla per la neve”, Peter Høeg raccontava come gli abitanti dell’estremo nord abbiano un’infinità di nomi per definire la neve e il ghiaccio, tante sono le sfumature, le consistenze e le fogge che il manto nevoso assume depositandosi sulle cose. Frazil, grease ice, pancake ice, hiku, hikuaq, puktaaq, ivuniq, maniilaq, apuhiniq, agiuppiniq, killaq… Ecco, questa grande fantasia nell’esprimere qualcosa di apparentemente uniforme è forse un po’ simile a quella di un bambino che, con i suoi occhi curiosi e voraci di vita, coglie nella neve una bellezza infinita, sempre nuova, sempre diversa. Senza paura di avere freddo, di cadere, di bagnarsi, di sporcarsi. Solo con un po’ di paura di crescere, forse, e di dimenticarsi di stupirsi.

Monologo notturno (privé)

images

Ma come fai a vivere qui da sola? Capisco d’estate ma il resto dell’anno…?

Io lo trovo bellissimo, anche d’inverno, forse di più.

Ma tu sei matta! Non c’è niente qui…

Appunto per questo mi piace!

Hai lasciato una casa bellissima, grande, comoda, in città vicino a tutti per rifugiarti come un’eremita nel nulla quasi più assoluto. Quasi ti dimentichi di mangiare… Tu sei proprio strana!

Sarà. Ma a me qui piace, e poi mangio abbastanza. Fammi un piacere, vieni con me, affacciati sul terrazzo adesso e dimmi cosa vedi…

Ok, lo faccio, contenta? Ecco, non vedo una beneamata minchia, come direbbe Camilleri, è tutto buio assoluto. Solo stelle, neanche la luna, una luce più brillante là in alto ma sotto niente di niente. Sa di vuoto, fa paura…

Ma guarda bene… le stelle spiano noi che stiamo a frugare tra i loro segreti, non le trovi bellissime? La luna è altrove questa notte, perdonala, tornerà. Quella luce più brillante lassù invece è la vetta del Monte che sta sempre accesa, forse per rassicurare chi come te può aver paura del vuoto della notte. Che poi tanto vuoto non è… guarda là di fronte…

Cosa, che cosa?

Quelle lucine colorate che ammiccano. Sono segnali di vita, di calore, di esistenze forse simili alla mia. Case affacciate sullo stesso lago che adesso dorme e si nasconde. Tutto quel vuoto buio che tu vedi in realtà è un magnifico specchio d’acqua pullulante di vita.

Insomma… è il lago e non si vede perché è notte, punto.

Forse… oppure è uno specchio in cui ognuno può vedere se stesso con i propri orizzonti e i propri limiti. C’è chi ci trova solo il buio e chi invece un mondo fremente di vita, basta chiedere in prestito un po’ di luce alle stelle, chiamare in aiuto la luna e immaginare che tutte le creature lacustri si sveglino, proprio adesso, tutte insieme. Germani, svassi, aironi, folaghe, tartarughe, pesci … pensa, pensa quanta energia in quel pozzo buio che tu immagini di vedere!

Si vabbè ma sei tu che giochi a immaginare, la verità è che ce ne stiamo qui soli, davanti a niente e nessuno. Ecco, nessuno, non c’è gente qui, non si sente una voce…

Ascolta bene. Shhh….

Chi?

Come chi…il vento! Il vento s’infila tra le fronde dei cedri e li fa parlare, ascolta… sembra che i rami più alti prendano vita, che si stiano sbracciando per farsi notare dalle stelle. E poi, se ascolti bene, ogni tanto puoi sentire anche il fischio acuto degli aironi cenerini, ce ne stanno due sul molo in questi giorni, si levano all’alba…

Ma non sono gente gli alberi e neanche gli uccelli, e non hanno voce!

Ma sono vivi e parlano …

Sì soprattutto all’alba, perché tu ti svegli all’alba ovviamente!

È l’alba che mi sveglia e mi prende per mano senza strattonarmi dai sogni ancora caldi che vorrebbero tenermi…

Oh mio Dio, se sei strana… Scusa possiamo rientrare in casa, ho freddo.

Ma certo, vieni dentro…

Scusa, è stato bello venire a trovarti ma adesso è tardi, meglio che vada… non preoccuparti, porto io i tuoi saluti a tutti e dico anche che mangi così stanno tranquilli! Mi spiace un po’ lasciarti sola ma …

Ma io non sono sola qui, non sono mai sola. Tutto quello che tu non puoi vedere è la mia compagnia. Ti accompagno fuori, così non ti perdi nel buio…

Grazie, ma accendo l’Iphone, mi fa luce fino all’auto, non mi perdo stai tranquilla, vado!

…ma sì, in fondo ognuno ha i suoi specchi, le sue luci, i suoi vuoti. Le sue solitudini da coccolare.

Fa buon viaggio, io torno a sognare.

Sguardi clandestini (privé)

Unknown

Quanto amo questo mio spazio. Sembra un vestito cucito addosso.

Perfetta aderenza sulla pelle liscia, nessuna piega, nessuna cucitura, solo un morbido manto che mi avvolge e mi protegge.

Una stanza semibuia che odora di blu, una scrivania affacciata sul lago che sogna, baciato da una luna esageratamente bella. La finestra aperta sulla notte sa di audace invito al suo sguardo, perché senz’altro anche lui ora la starà rimirando pensando a me che la osservo.

Entra, accomodati in questo mio spazio, hai il permesso luna. Tu che mi porti le vibrazioni di chi in segreto mi sta sentendo. Sei così grande da saperti fare piccola, scioglierti e infilarti in questo morbido manto che ci avvolge e ci protegge.

Guarda fuori. La notte s’è spenta senza il tuo sorriso, il lago piange e frantuma i sogni nel buio. Ti ho ingannato, ti ho rapito e non me ne pento, sono gelosa di te, ti voglio solo per me. Coprimi dei suoi sguardi, dei suoi respiri, dei suoi baci, perfetta aderenza sulla pelle liscia.

Restituiscimi la luce che mi appartiene, luna. Solo così potrò lasciarti di nuovo libera di tornare lassù a rubare gli sguardi clandestini in questa notte di fine estate…

Volare dove si vuole

DSCN7794

Libertà. Quale sensazione più intensa si può provare se non quella di volteggiare senza freni verso gli orizzonti più spinti della propria fantasia. L’illusoria sensazione di volare senza meta alla rincorsa dei sogni proibiti è qualche cosa che sfiora il senso dell’eternità.

Tutto in un istante, tutto per sempre. Come l’attimo perfetto in cui la vela innamora il vento e l’onda complice completa il viaggio. Volare dove si vuole è volere.

Libertà da. Libertà da chiunque sia un bavaglio all’urgente bisogno di sospirare tra il frastuono della gente.

Libertà di. Libertà di manifestarsi interamente nudi nell’anima oltre ogni ipocrisia dettata dalle fasulle apparenze.

Libera per. Libertà per essere veri. Per guardarsi allo specchio e volare senza freni.

L’OVUNQUE PERFETTO (Privé)

images

Scrivere nel buio illuminato dalla luna. Il silenzio che bisbiglia.

Potrei essere ovunque. Affacciata sul mare di Sicilia, seduta al porto del Giglio, accoccolata su una spiaggia africana. Solo il cielo immobile, quel panciuto bagliore astrale e i suoi fluidi riflessi di miele sullo specchio d’acqua di fronte. Acqua lacustre che sa di immenso così sprofondata nella notte e invita a giocare con la mente immaginando d’essere dappertutto, in un ovunque perfetto. Complice un caldo che avvolge ogni cosa, scandisce ogni gesto, rendendo lento il divenire, anche quello delle parole, persino dei pensieri.

Tutto sembra fermo, una clessidra distesa. La grande festa di ieri alle spalle, con l’eco dei fuochi d’artificio che ancora implodono nel cuore colorandolo di fragore. Sembra un altro lago ora così aperto nel suo naturale silenzio. Nudo, senza trucco, senza abito da sera. Più timido, più intimo, più puro ma non più spento.

Merito di quel panciuto bagliore astrale, lunaticale, che plana sull’acqua con sottili fili d’oro da intrecciare ai ricordi risvegliati dal torpore, timidi sogni in divenire.

Potrei essere ovunque. Ma, forse, l’ovunque perfetto è qui, adesso.

A tu per tu con il mio Io (Privè)

25012015_donna-allo-specchio_03

Gusto il mio tempo come fosse un gelato.

Lecco le ore, assaporo i minuti, sciolgo i secondi in un lento crescendo di piacere che dona calore. Vestita d’aria coccolo me stessa, mentre sorsi di sole scivolano nella stanza colorando le pareti di passi di danza.

Sa di libertà questo dolce farniente, ozio creativo della mente. Nubivaga sospensione dalla realtà, ovattata dai confini naturali dei pensieri che ricamano nel cielo trapunte di sogni.

Mi guardo allo specchio e tocco il profumo del desiderio, sento lo sguardo della tentazione, e sorrido a quello spavaldo guizzo negli occhi che mi sfida a duello, sorrido con il compiacimento di chi sta bene con se stesso. Non ti temo, sono libera specchio, mellifluo complice dei miei segreti.

Perché cos’è la libertà se non il disinvolto piacere di stare a tu per tu con il proprio Io, senza la necessità dell’altro. La semplice bellezza di stare soli, a gustare l’inesorabile scorrere del tempo, in compagnia dei propri vizi senza inutili complessi. Nessuna vergogna, nessun conflitto, nessun giudizio. Semplicemente la verità di un’anima nuda che si ama.

Un’anima nuda padrona del suo tempo, che va gustato come fosse un gelato. Prima che l’appagante dolcezza del presente appassisca nel silenzio del passato.

Quando la realtà non basta (Privé)

Unknown

I pensieri tracciano strade invisibili. Elevano ponti di parole che silenziosamente uniscono persone lontane eppure vicine. Persone che allacciate dagli stessi pensieri s’incamminano, passo dopo passo, mano nella mano, verso lo stesso destino.

Esiste davvero una dimensione che sfugge alle leggi della logica, che trascende i limiti del comprensibile e scavalca le barriere dell’impensabile. Ed è in questa dimensione che ci si abbraccia nonostante la distanza. È qui che ci s’incontra quando la realtà non basta, qui dove tutto diventa possibile, anche l’impossibile.

E allora continuiamo a camminare insieme sui nostri pensieri, calpestiamo i dubbi e seminiamo desideri. Posiamo sicuri i piedi nudi sui nostri soffici sogni di eterni bambini, così, passo dopo passo, mano nella mano, percorrendo il ponte verso lo stesso destino.

Perché la realtà non basta quando si pensa che tutto sia possibile, anche l’impossibile.

Pensieri bagnati (Privé)

images2

Avvolta in una coperta di pensieri, ascolto la pioggia di fuori.

Pensieri bagnati? No, pensieri strampalati.

Penso che esista davvero la possibilità di scappare da tutto senza muoversi affatto, di ritrovarsi catapultati in uno spazio materiale e in un tempo alternativo anche quando si è fisicamente lontani.

Penso che la mente abbia davvero il potere di costruire stanze dove vivere dentro, lontano da tutto, lontano dal troppo. Di alzare muri dove liberarsi nudi, ebbri di peccato, sotto soffitti di nuvole e pareti di vento.

Penso che dentro lì si possa davvero raggiungere la pienezza della vita, planare nei bassofondi dell’animo per raccogliere tutti i residui bui e sporchi di sé e decollare in alto per ricomporre uno splendente mosaico di luce e colori.

Penso, però, che facendo questo volo in compagnia della propria melliflua ombra, si rischi di perdersi nelle viscere dell’inconscio, fagocitati dalle proprie paludi, alienandosi su una zattera di ossa alla deriva del nulla, senza possibilità di approdo.

Ma se si ha la fortuna di essere in due ad entrare contemporaneamente in quella stanza fatta di nuvole e vento, allacciati da un’inspiegabile voce che dice di sì, ecco … penso che allora si possa attraversare il delirio senza paura, fino a sposare la sponda dell’oltre, dove l’insano diventa divino e il peccato diritto. Fino a intuire che la realtà conosciuta sia ben poca cosa rispetto all’ignoto, che l’invisibile sia infinito rispetto al visibile, che l’Io sia niente senza il Noi.

Penso allora che l’assenza sia solo un’eco della presenza.

E infine penso che forse i pensieri di questa sera non siano poi così strampalati ma solo un po’ bagnati.

Bagnati dalla pioggia di fuori che ascolto avvolta in una coperta di pensieri, da qua dentro,

da questa stanza ricamata dalla mente. Una stanza per due, fatta di nuvole, vento, luce e colori.

Il Domino (Privé)

images

Il lago è inghiottito in una nuvola di vapore.

Si sveglia così oggi, in un immaginario limbo terrestre, galleggiando tra la notte ancora accesa e il giorno appena nato.

Tutto è confuso. Nessun confine apparente tra l’acqua e l’aria, così come tra il buio e la luce, tra il passato e il presente.

Uno scenario surreale che riflette il panorama interiore di chi non sa ancora distinguere.

Distinguere tra ciò che è stato, ciò che è, e ciò che sarà. Perché un unico filo invisibile allaccia il tempo di un’esistenza, cucendo tasselli apparentemente disordinati che, invece, allo sguardo di una coscienza attenta, appaiono come tante tessere di un infinito domino. È il gioco della vita. Un susseguirsi di attimi mai slegati l’uno dall’altro, concatenati in una continua trasfusione di emozioni.

Il passato ritorna sempre e il presente lo rincorre in un inconsapevole anelare a ciò che è perduto per sempre per risputarlo in un futuro ancora da inventare.

Ma cosa cambia veramente?

Così come il lago inghiottito in una nuvola di vapore s’impaluda nel suo argenteo splendore, il presente pare sospeso in un malinconico torpore. Conteso tra ricordi strappati e desideri frustrati, si rotola nel suo limbo.

Ma un nuovo giorno è appena nato, una buona occasione per aprire gli occhi su sé stessi e chiedersi a quale tessera del domino si appartiene ora. A un ricordo strappato, o a un desiderio frustrato ….?