Parole per ‘caso’ (Privé)

images

Una pagina bianca somiglia al silenzio.

Un immenso vuoto da riempire di musica, di colori, di vibrazioni. Basta poco, basta un soffio per riversare in quella voragine immacolata un arcobaleno di emozioni. Basta il desiderio di sprofondare, senza temere di lasciarsi andare. Scavare nelle sconfinate paludi del buio, avventurarsi nei labirinti del vuoto in una trascinante rêverie.

La scrittura, così come l’arte in ogni sua veste, è una forma di esibizione, è vero. Eppure esiste anche una dimensione di scrittura privata, intima, in cui chi scrive risponde innanzitutto al bisogno di svuotarsi, senza regole, senza confini. E senza fini.

Scrivere per se stessi, non per altri. Spogliarsi d’ogni vanità per scoprire la bellezza della nudità. Ecco a cosa somiglia questo coito creativo tra mente e cuore. Il rischio di essere letto e non capito è irrilevante. L’importante è partorire, rispondere d’istinto alle parole che bussano senza troppo riguardo e che s’impongono al proprio sguardo.

Cavalcare il piacere di scrivere, dunque, per guardarsi allo specchio. Così, stando nudo davanti a quel riflesso, chi scrive può trasformare una pagina bianca in romanzo e il silenzio in musica.

Poi, può anche capitare che un lettore inciampi, forse per caso (per chi ancora al caso crede), in quella cianfrusaglia di parole ruzzolate fuori dall’urgenza di trovarsi. E che ne colga, sempre per caso, un’intrinseca bellezza. Quella della nudità, appunto.

È da quest’incontro che la musica prende corpo e la pagina bianca si trasforma in danza. Una danza tra chi legge e chi scrive. Tra te e me … che al caso non crediamo.

Il segreto (Privé)

images

Il suo non era un lavoro. Era una vocazione.

Scrivere era per lei un irresistibile piacere, come bere, mangiare o far l’amore. Sì, perché scrivendo lei liberava non solo la propria mente ma anche l’anima, attraverso il fluire naturale delle parole che davano forma a pensieri felici come animali selvatici.

Ma a condire i pensieri concorrevano i sensi. Panorami, sapori, odori, ogni dettaglio che le sfiorava la pelle e le catturava lo sguardo le spalancava un universo coloratissimo d’immagini che urgentemente chiedevano d’essere raccontate. E via, ogni volta un capitolo di vita sgorgava dalla penna. Così ogni viaggio diventava automaticamente un libro in divenire che lei cominciava a scrivere nel momento stesso in cui posava piede in un luogo nuovo, annusandolo con la voracità di una bambina curiosa e affamata di vita.

Come resistere dunque al piacere di viaggiare anche per lavoro? Una passione che diventava missione quando aveva la fortuna di immergersi in realtà straordinarie, come quelle tra le vigne profumate e i bagli antichi della sua amata Sicilia, respirando quel mare così caldo di passione. Dar voce a donne e uomini che dedicano la propria esistenza a trasformare la terra in frutti da gustare era per lei un privilegio, e provava sempre un sentimento di immensa gratitudine quando veniva accolta da quelli che per lei erano istintivamente “amici”. Persone che le aprivano la porta di casa facendola sentire a casa propria con la disarmante semplicità di chi ama il proprio lavoro. Esattamente come lei.

O quasi. Perché mentre dedicarsi alla terra costa fatica, a lei pareva vergognosamente semplice sedersi alla scrivania, accendere il computer e lasciare andare le dita sui tasti. Una musica si levava come niente dalla tastiera e le emozioni raccolte durante quei viaggi si traducevano in brani narrati. Sguardi, sorrisi, racconti, attenzioni e gentilezze inattese del tutto gratuite riemergevano con freschezza durante la stesura dei pezzi. Al punto che spesso doveva trattenere gli aggettivi tanto era il suo entusiasmo, per mantenere un doveroso tono di professionalità.

Ma nel cuor suo poteva galoppare libera e dar sfogo all’effervescenza che ognuna di queste esperienze le infondeva. E ancora oggi, ripensando ai tramonti d’albicocca sulle saline di Marsala o al dolce veleggiare sul vento delle Egadi, l’emozione la riscalda e la consola. Il filo invisibile che la lega a quelle indimenticabili esperienze è fatto di ricordi per sempre vivi di cui continuerà ad alimentarsi per continuare a scrivere con inesauribile gioia.

A dispetto di ciò che non ha ancor detto!

Lettere d’amore rinate (Privé)

Unknown

Un mazzetto di letterine sgualcite. Un tesoro ritrovato.

Dietro l’inevitabile ingiuria del tempo che si accanisce sul corpo con tracce crudeli e indelebili, riaffiora oggi illibata la purezza di un sentimento adolescenziale nato una vita fa. Riaffiora da un fiume di righe scritte in un fitto corsivo che cattura lo sguardo come un ricamo inciso su fogli tanto antichi quanto vivi, palpitanti di emozioni.

Rileggendo le frasi che scrissi tanto, tanto tempo fa, accesa da un affetto autentico durato parecchi anni, mi sono rivista galleggiare su una soffice nuvola rosazzurra tipica di una sedicenne perdutamente innamorata.

Lui abitava poco lontano da me ma in un’altra città. E a quell’epoca il mio modo per cercare di colmare i chilometri che ci separavano era scrivergli, non solo per comunicargli il mio amore ma anche per sentirlo vicino a me. Quel gesto, scrivere lettere, mi faceva sentire tra le sue braccia.

Gli scrivevo in continuazione, papiri di pensieri che miracolosamente ritrovo oggi tra le mani e che carezzo come creature rinate, sopravvissute all’oblio. Rileggendo, mi emoziono e mi sorprendo. Riscopro tra quelle pagine non solo il sentimento per un ragazzo ancora oggi speciale ma anche germi di pensieri e di idee che mi hanno poi accompagnato tutta la vita.

Ero già quella che sono. O sono ancora quella che ero…

Sono quella ragazzina oggi ormai donna che un lontano 14 di febbraio scriveva:

“Oggi è la nostra festa, il giorno dedicato a tutte le persone innamorate… Chissà se sono tante? Credo di no, non è semplice innamorarsi, non tutti incontrano la Maga Fortuna che ti presenta una persona disposta ad aprirti il cuore e a dimostrare a te, solo a te, il valore dei sentimenti. E non tutti trovano in sé la capacità di cogliere e ricambiare l’amore offerto …. Penso sia un avvenimento così esaltante proprio perché raro ed esclusivo. In fondo è un paradosso: tutti noi crescendo tendiamo a liberarci da ogni legame esterno per non dipendere da nessuno, per essere liberi, e poi quando ci innamoriamo ci sentiamo così felici di essere uniti a un’altra persona, di non poter fare a meno di lei, di pensarla in ogni istante…Che gioia sapersi capaci di tali sentimenti. E dentro di noi freme continuamente qualcosa che in qualche modo deve essere esternato: con una carezza, con un bacio, con un Ti Amo. “Ti amo” non sono solo poche lettere, ti amo vuol dire: ho imparato a conoscerti e ad accettarti per ciò che sei, vorrei far sempre parte dei tuoi pensieri, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri più nascosti perché tu sei già parte dei miei…

Forse parte della romantica saggezza che incredibilmente mi animava allora s’è stemperata nel tempo, diluita dall’inevitabile dose di disillusione che l’esperienza naturalmente comporta. Eppure, rileggendomi, sento che da quelle lettere d’amore rinate potrei recuperare da me stessa una preziosa purezza e tornare a galleggiare su una soffice nuvola rosazzurra. Quasi come tanto, tanto tempo fa.

“Pelle di luna” (privé)

images

Morbida scivola sul foglio bianco cadenzando un ritmo regolare. La linea sottile che lascia dietro sé disegna parole nuove, mai scritte, lei che nuova non è. E tuttavia sopravvive fiera alla vertiginosa tecnologia che la vorrebbe dimenticata dentro il buio di un cassetto. Invece no, resiste alla violenza del tempo.

Così tutt’a un tratto, senza preavviso, spunta fuori da uno zaino sotto il sole e come una bacchetta magica comincia a sfavillare, trasformando le lettere in colori, le frasi in profumi e i pensieri in soffici nuvole su cui volare a ballare.

Una penna stilografica così vissuta chissà quante cose ha da raccontare. Levato il cappuccio con un sonoro click, il pennino comincia a seminare rivoli di ricordi mai sbiaditi e di desideri ancora accesi, un filo nero fluido e deciso che lentamente ripercorre una vita dedicata a creare.

L’arte è un universo dal multiforme linguaggio e questa penna stilografica, sottile e levigata come il gambo di un fiore, ha scelto le parole più armoniose per ricamare pagine altrimenti morte.

Oggi riprende vita, con nuova femminea sensualità. La tengo tra le dita con la delicata riverenza che si deve a un oggetto sacro, lasciando che sia lei a dettare i prossimi versi, spegnendo i pensieri e accendendo i sensi.

“Pelle di luna” mi suggerisce, ebbene sì che il titolo sia! Comincia a dettare prima che sia buio, prima che s’apra il concerto della notte, così alla luna potrò dedicare qualche pensiero nato dal grembo di una penna stilografica davvero speciale.