Sommelier, il portavoce del vino

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La sommellerie è un’arte. È il fil rouge che congiunge chi produce il vino e chi lo beve. Ma, in quanto arte, esige di essere esercitata con talentuoso intuito e meticolosa pratica, perché sentenziare un giudizio, positivo o negativo, nei confronti di un prodotto tanto amato rappresenta sempre una grande responsabilità e pertanto chiede un’obiettività critica. È un po’ come riassumere un libro: attraverso una recensione un romanzo può rinascere a nuova vita oppure finire sepolto.

Il sommelier, perciò, deve conoscere, interpretare, consigliare e servire nel modo adeguato, trasmettendo al fruitore tutto ciò che con la sua esperienza ha assorbito. I suoi gesti apparentemente rituali cui tutti siamo ormai abituati ad osservare nei ristoranti o durante le degustazioni nascondono conoscenze e sensibilità profonde che danno il giusto valore alla sommellerie. Il termine stesso “sommelier” ne rivela l’attuale importanza: è preso in prestito dal francese provenzale “saumalier”, a indicare letteralmente il “conducente di bestie da soma”, significato successivamente traslato in “addetto ai viveri” e poi in “cantiniere”. Un’evoluzione, dunque, un upgrade in prestigio nei confronti di una figura professionale oggi essenziale nel teatro enogastronomico, della ristorazione e dell’hotellerie, figura che si fa portavoce della cultura del vino.

Se la passione è fondamentale, come in tutte le professioni, occorrono anche studio e pratica che esercitino il sistema sensoriale affinandolo e mantenendolo aggiornato al costante divenire del mondo vino e degli abbinamenti con il cibo. Il sapere del sommelier spazia, dunque, dalle caratteristiche organolettiche e sensoriali alla gestione in cantina, fino alla cura del cliente al tavolo. Il contatto umano con chi gusta il vino proposto è fondamentale perché non sempre l’ospite ha una sensibilità all’altezza del sommelier, quindi da parte di chi offre occorre l’intuito di cogliere i gusti dell’interlocutore. Interlocutore che si affida ai consigli del professionista. Questo rapporto di fiducia a volte nasce da una pura suggestione, dalla temporanea seduzione da parte del sommelier nei confronti del suo ospite, e lì finisce insieme al dessert. Tuttavia spesso si traduce in un positivo contagio e chi assaggia per la prima volta un vino “raccontato” dal sommelier può imparare ad “ascoltare” un ventaglio di sensazioni tanto effimere quanto profonde.

Molti stimoli, infatti, sono subdoli, evanescenti, soprattutto quelli legati all’olfatto, senso che anticipa il gusto. Eppure quando si annusa un vino si innesca un meccanismo chimico straordinario. Le molecole odorose affrontano un percorso turbolento, fortemente vascolarizzato, e approdano direttamente al cervello dopo aver impregnato l’epitelio olfattivo di migliaia di timbriche odorose diverse. L’epitelio è una spugna porosa composta di un’infinità di recettori specifici per ogni odore e il suo compito è di convertire i segnali chimici in messaggi elettrici che poi i neuroni saranno in grado di interpretare. L’intricato universo sinaptico s’infittisce ancor di più quando le molecole odorose si mescolano a quelle saporose, quelle che traducono il vino in parole, rendendolo comprensibile a chi lo beve. Il tutto in una manciata di secondi.

In fondo cos’è che “sentiamo” quando beviamo? Armonico, abboccato, allappante … fruttato, maturo, austero … etereo, fragrante, vinoso. Tanti sono gli aggettivi per descrivere un bicchiere di vino o un calice di bollicine e spesso è imbarazzante scegliere quelli che meglio ne colgono l’anima. Oltretutto, tra l’esperienza sensoriale del sommelier e quella del cliente non è detto ci sia sempre una perfetta collimazione. Proprio per questo è necessario un glossario comune, forse volutamente ambiguo e senz’altro fantasioso, che raccolga tutte le note sensoriali più o meno intense e persistenti scatenate dal sorseggiare. Basti pensare che dal linguaggio dei Greci e degli haustores (degustatori) dell’antica Roma ad oggi gli aggettivi per descrivere il vino sono arrivati a un migliaio. Per tutte queste ragioni il sommelier è un punto di riferimento essenziale per dar voce al vino, soprattutto quando bevendolo, per sua bontà, lascia … senza parole.

“Bee”, the place to be

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Capita a volte di avviarsi per un cammino in vista di un obiettivo ben preciso e imbattersi, con sorpresa, in uno sbocco del tutto inatteso. In una parola, “serendipity”. É la fortuna di fare felici scoperte per puro caso, il piacere di trovare una cosa non cercata mentre se ne stava inseguendo un’altra. Questo può capitare anche quando si chiacchiera con una persona di cui si sa ancora poco ma che, dentro quel poco, nasconde e rivela un panorama tutto da scoprire.

Mi è successo incontrando per la prima volta Marco Antonio Caporale, romano d’origine e luganese d’adozione, giovane (solo per l’anagrafe) e intraprendente proprietario del ristorante Bee, a Lugano. Davanti a un generoso piatto vegano, sono felicemente rapita dai racconti effervescenti di Marco che, in verità, pare leggere pagine ben scritte di un romanzo invisibile. Il romanzo è quello della sua vita, flash di confidenze di cui sarebbe bello approfondire, come imprenditore ma soprattutto come persona in costante evoluzione. Con una laurea in giurisprudenza, lasciata Roma e la sua vita agiata, parte in cerca della sua strada, perché “un albero giovane, in mezzo ad alberi già grandi, non ha spazio sufficiente per crescere”, come sostiene Marco. Strada che trova in Svizzera. Dopo una parentesi ginevrina, che gli lascia ricordi e sensazioni indelebili, approda a Lugano dove, due anni fa rileva un’attività senza apparente futuro trasformandola in quello che oggi è il suo Bee. Menù vegetariani, vegani, pizza e molto di più, in un ambiente schietto che invita all’incontro e alla convivialità.

Intuizione o lungimiranza? Forse entrambe, sostenute però dalla ferma volontà di offrire alla città di Lugano, che Marco ama, un valore aggiunto, una sferzata di freschezza ricreando da zero qualche cosa di nuovo. Sì, perché Marco non sopporta la resistenza al cambiamento. Anche le sconfitte possono essere freni solo apparenti e rappresentare, in realtà, spinte per raggiungere ambiziosi traguardi. Questo vale in amore, nel lavoro, sempre. E di fatti Marco ha investito le sue idee senza fermarsi mai: lasciare Ginevra per Lugano poteva avere inizialmente un vago sapore di sconfitta, tuttavia presto tradotto in opportunità. “Lugano, con il suo lago, sembra immobile ma non lo è. Sotto la sua quiete apparente, tutto si muove. È la città dei segreti, l’animo mediterraneo della Svizzera, e il suo leitmotiv è edenico!” Così sente Marco la città che lo ha accolto a braccia aperte: un Eden (non a caso un Comune si chiama Paradiso), un Eden terrestre che merita di essere valorizzato con progetti all’altezza della sua bellezza e del suo prestigio.

Declinare la professione di avvocato per dedicarsi alla ristorazione è stata per Marco una scelta consapevole che risponde alla sua necessità interiore di inventare, di creare e di offrire ai clienti non solo un servizio di qualità ma anche sensazioni ed emozioni, vibrazioni positive e contagiose. Cosa che gli riesce benissimo. E siccome Marco odia la staticità, ha pensato di andare oltre il successo già consolidato. Insieme ai fratelli James e Deborah Mauri – di Mauri Concept, altro gioiellino che coccola le giornate di Lugano – sta realizzando nuove idee che presto renderanno il Bee ancora più attraente. Gli “effetti Mauri” saranno evidenti già in primavera e, a guardare gli occhi brillanti di Marco mentre me ne parla, il Bee sarà la promessa per un’estate luganese ancora più golosa. Fino al prossimo traguardo, perché tutto nella vita è serendipity.

http://www.beelugano.ch

Mauri Concept, l’appuntamento quotidiano con il ben Essere

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Rari sono i luoghi in grado di offrire, in un unico ambiente, il piacere di regalarsi coccole e attenzioni per il corpo, per lo spirito e per il palato.

Tre dimensioni intimamente intrecciate che tessono un dialogo tra la naturalezza dei bisogni quotidiani e la piacevolezza dei desideri, contribuendo così all’armonia di ognuno di noi.

Tre, proprio come gli spazi che Mauri Concept, nel cuore di Lugano, dedica ai suoi ospiti, fedeli amanti dello stile, del buon gusto e del benessere: barbiere per i signori al piano terra, parrucchiera per le signore al piano superiore, centro estetico altamente specializzato al piano inferiore. Tre livelli e un comune denominatore che riepiloga il piacere di darsi appuntamento qui: una raffinata cucina che lega sapore e salute in un ventaglio gastronomico davvero stuzzicante.

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L’idea si concretizza tre anni fa dal guizzo creativo di James e Deborah Mauri i quali hanno ereditato il talento di papà Angelo, già figlio d’arte, alimentando l’esperienza di imprenditorialità.

Un mestiere antico quello del barbiere, dal quale si è poi evoluto il poliedrico Mauri Concept. Un mestiere che qui si pratica con la stessa immutata passione di una volta: poltrone accoglienti, panni tiepidi, creme profumate e soprattutto perfezione nel tocco. Dettagli che fanno sentire ogni cliente unico.

Ma questa iniziativa, inaugurata nel 2015, rappresenta qualcosa di più di un semplice luogo dedicato alla cura di sé. È un esempio di come una città si possa “reinventare” e rinascere più bella. La famiglia Mauri, infatti, ha avuto il coraggio di dare nuova vitalità ad un angolo cruciale di Lugano, lasciato tristemente abbandonato dalla storica libreria Melisa, costretta a chiudere l’attività dopo decenni di gloria. L’angolo di Via Vegezzi, grazie a questa sfida innovativa, anziché restare l’ombra di un ricordo si è tradotto in un nuovo concetto di negozio connesso con la bellezza e la piacevolezza di socializzare. Oltretutto questo rifiorire del quartiere racchiude anche un aspetto affettivo, perché fu proprio qui, in Via Vegezzi, che nonno Mauri aprì nel 1945 il suo primo negozio di barbiere.

Così oggi l’avventura Mauri prosegue con successo verso nuovi ambiziosi traguardi all’insegna dell’originalità, senza tuttavia tradire l’atmosfera famigliare che contraddistingue l’ambiente. Il sorriso delle ragazze e dei ragazzi che ogni giorno ricevono i clienti è il biglietto da visita di Mauri Concept e la stessa gentile accoglienza è riservata in tutti i reparti durante i trattamenti, in un clima di professionale confidenzialità che fa sentire a casa. Relax, remise en forme, cure personalizzate per viso e corpo e medicina olistica sono un’altra carta vincente e trasformano una giornata qualunque in un momento speciale, anche da regalare grazie alle gift card senza limiti.

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Fiore all’occhiello del posto è la cucina, in particolar modo la pasticceria. Una vetrina di piccoli capolavori tutti da gustare che regalano a Lugano un tocco di sicilianità condito dalla fantasia e dal talento di un vero artista in toque blanche che, insieme alla sua squadra, addolcisce gli ospiti. Un motivo in più per cominciare con gusto la mattina davanti a un buon caffè con gli amici di sempre, o per interrompere la giornata lavorativa con uno dei tanti piatti saporiti e sani, un interessante fusion tra proposte tradizionali e interpretazioni internazionali.

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Last but not least, un’attenzione particolare anche per gli amici a quattro zampe sempre benvenuti, accolti all’ingresso da una ciotola di crocchette sempre abbondante.

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L’unico difetto di Mauri Concept è quello d’essere chiuso la domenica. Un buon motivo per aspettare con entusiasmo l’arrivo del lunedì!

http://www.mauriconcept.ch