L’istante perfetto (Privé)

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La voce del vento anticipa l’odore della pioggia. L’attesa del temporale sembra dilatare il tempo e crea una sospensione surreale che cuce lago e cielo. Le nuvole s’agitano in un tumulto multiforme mentre la superficie plumbea dell’acqua s’arriccia in argentee capriole.

È uno spettacolo stare a guardare questo teatro naturale. È musica ascoltare le cime dei cedri che sbracciano scomposte nel vuoto cercando di afferrare l’invisibile scorrere dei secondi, allacciarli tra loro come perline e farne una collana da indossare in questo istante. Come fosse per sempre.

Una barca azzurra s’affretta a rientrare sotto costa mentre qualche gabbiano danza basso assecondando gli schiaffi delle folate. E ridono e piangono i gabbiani, in un dialogo altalenante di allegria e di lamento. I loro canti sembrano fluttuare tra gli estremi stati d’animo che questo panorama irrimediabilmente incute. Da un lato tutta la meraviglia della natura in attesa della pioggia, acqua benedetta che tutto anima e nutre. Dall’altro la drammaticità dell’impotenza, la totale sottomissione dell’essere umano alla volontà della terra, tanto generosa quanto prepotente nel suo imprevedibile elargire.

Non resta che stare qui in attesa, in riverente contemplazione, privilegiata comparsa di questo melodramma in divenire, insieme alle braccia scomposte dei cedri e alle risate amare dei gabbiani. Mentre anche il vento s’arrende alle prime frecce di pioggia e la barca azzurra sfuma in lontananza, proprio là, in quell’istante perfetto, in cui il lago bacia la collina.

L’odore della pioggia (Privé)

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Come d’incanto il cielo si spoglia.

Dopo tanto piangere, le nuvole svuotate della loro stessa essenza si arrendono ed esauste si posano lungo i fianchi delle colline, anch’esse svestite del loro verde ossigeno. Vaporose aureole discese dalle vette imbiancate disegnano messaggi comprensibili solo agli angeli, ai poeti e agli innamorati. Misteriosi segnali di fumo in continuo divenire, riccioli di cotone sospesi tra cielo e terra, che il lago col suo silente specchio cattura, alimentando le sue acque di nuove increspature.

Vene d’argento a fior d’acqua, stringhe di seta a mezz’aria, impalpabili soffi di grigio negli occhi. È surreale l’atmosfera dopo un temporale lacustre. Vien voglia di farsi largo tra i grigi vapori ancora grondanti d’inverno e con le mani frugare, scavare, grattare fino a raggiungere almeno un timido raggio di quel dio di fuoco risucchiato al di là del mondo.

Ma luce, colore e calore sono irrimediabilmente altrove in questo giorno che sta per sfumare. Solo l’odore resta. L’odore dell’ultima pioggia ancora nell’aria che, come lieve sudore, scivola sulla pelle nuda. Nuda, come questo cielo che d’incanto si spoglia senza vergogna, in attesa di una notte ancora da inventare.

Una pioggia di baci (Privé)

Unknown

Facile essere di buon umore in un giorno benedetto dal sole. Ma prendine uno come questo. Inghiottita dalle nuvole, penetrata dal grigiore, avvolta dal freddo abbraccio di un inverno che non vuole morire.

Nonostante lo scenario irrimediabilmente decadente, che nemmeno concede la visione consolante dello specchio lacustre, il panorama interiore non si lascia contagiare e, dispettoso, sorride.

Sorrido, sorpresa del buon umore che alberga in me, anche senza sole, senza colore, senza calore. E allora mi domando da dove provenga questo costante rivolo di frizzante benessere che, come acqua di fonte, mi scorre dentro abbeverando di contagiosa serenità la mia anima.

Facile. Dall’amore. Dall’amore di chi è sempre con me, nonostante tutto, in un armonioso cammino senza stagione. È quest’amore che trasforma le nuvole in sogni colorati, il grigiore in arcobaleno e il freddo in una coperta di raggi di sole dove raccogliersi nudi e, sottovoce, scambiarsi segreti.

Sotto una pioggia di baci che danza sulla pelle, sorrido. Chiudo l’ombrello e mi lascio avvolgere dal caldo abbraccio di quest’inverno che non vuole morire.

Sapore di pioggia (privé)

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Perdona luna, non posso dedicarti versi ora. In lontananza il cielo promette tempesta.

Lampi di luce scaldano il buio accendendo il profilo delle colline come tante obbedienti lucciole in fila. Sta ancora là, lontano da questa sponda di lago che, sornione, aspetta l’acqua notturna che lo rinnovi.

L’odore della pioggia vien dal vento che qui parla, prepotente, attraverso le fronde fitte dei cedri che cimiano incandescenti. Sembrano braccia sconvolte levate al cielo, che nuotano invano alla ricerca di stelle impossibili. Alla ricerca di te, luna, che da perfetta primadonna sai esattamente quando uscire di scena, con l’eleganza di chi sa farsi desiderare prima di tornare.

Sai aspettare nel tuo dorato altalenare e superba le cedi il passo. S’avvicina la pioggia con il suo seguito di tuoni gentili e presto la terra restituirà più pungente il suo fecondo alito dopo aver bevuto gocce e gocce di nuova energia che consoleranno i cedri delle stelle mancate.

Amo la pioggia, io che so di sole, perché anche lei ha un suo sapore. Amo sentirla addosso, purezza che pulisce, perdona e rinvigorisce.

E ora la aspetto insieme a te, luna, che pazienti nascosta dietro la tua modestia. La aspetto insieme al lago, ai cedri e alle stelle. Musica sulla mia pelle.

ACQUA E ANICE (Privé)

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Piove. Affondo lo sguardo verso un lago invisibile. Una cortina velata di plumbeo torpore sfuma i contorni e tutto scompare. Mi sembra d’essere immersa in un bicchiere d’acqua e anice, cullata da un torbido languore che pare fermare il tempo. Da qua dentro posso solo indovinare il profilo delle colline di fronte, nascoste dal velo invernale. Conosco a memoria quell’ondulante sagoma verde che a seguirla piano piano con un dito disegna all’orizzonte un bel coccodrillo mollemente adagiato sulla quiete lacustre.

È sempre stato così. Da bambina giocavo a individuare gli animali più strani osservando come la terra prende forma sollevandosi nell’aria, a volte dolce e sinuosa come un gatto, altre prepotente e improvvisa come una tigre. E quel coccodrillo disteso là di fronte sulla sponda opposta del lago mi fa compagnia da allora, quanti anni ed è ancora là. Riposa, pensa, forse sogna.

Forse allora è vero che questo torbido languore ha il potere di sospendere lo scorrere del tempo. E se non fosse per il ticchettare della pioggia sul davanzale che con dispetto scandisce i secondi, potrei credere di galleggiare in un mondo surreale. Un mondo dove tutto è evanescente, dove tutto è possibile, anche che le colline si trasformino in coccodrilli e le donne in bambine.