La calamita (Privé)

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C’è un tempo per la semina e uno per la raccolta.

A un certo punto del cammino esistenziale s’impone una sosta di riflessione, dettata dall’inevitabile scorrere degli anni. I bilanci, si sa, bussano puntuali a ogni giro di boa (almeno) costringendo a soppesare delusioni e successi, rimpianti e speranze, timori e sogni. E può capitare che, guardandosi indietro, si veda la propria vita srotolarsi come una vecchia pellicola cinematografica, e ci si osservi non tanto in veste di protagonisti bensì di spettatori. O meglio, quel protagonista degli anni passati che andiamo a ricucire con il filo della memoria pare non corrisponderci più. Eppure è – siamo – la stessa persona, con la stessa testa e lo stesso cuore, perché addomesticare la propria natura è impresa assai ardua e poco ci si scosta dalla propria ombra per quanto la si fugga.

Si cambia solo in parte, ma fondamentalmente si resta in divenire quel che eravamo, come rocce che scolpite dai capricci del vento rimangono pur sempre macigni. Allora, riguardando quella vecchia pellicola cinematografica, affiora a volte la sensazione d’aver perso a tratti il controllo della propria esistenza, come se qualche forza misteriosa e irresistibile ci abbia fatto soccombere a tentazioni più potenti della nostra volontà. Si chiama passione, forse. Questa forza misteriosa e irresistibile che trascina via, lontano da ogni ragione, questa calamita che anche senz’accento può devastare, bruciare, annientare. È una forma di bulimia che non ammette compromessi, una fame ossessiva d’avere tutto o niente, mai poco.

Le passioni sono assorbenti, alimentano ma consumano e il rischio di restarne travolti è sempre in agguato. Ma vale la pena rinunciare? Vale la pena vivere senza rischiare? Vivere senza vivere? Dopo tutto anche le passioni possono essere educate e incanalate verso un ordine salvifico, come un’imponente massa d’acqua che anziché esondare viene arginata, mai assorbita o sperperata. E forse è questo l’unico vantaggio che l’inevitabile scorrere degli anni ci offre come raccolta alle nostre semine esistenziali: imparare ad abbandonarsi alle proprie passioni senza riserve, individuando possibilmente quel sottile equilibrio che fa la differenza tra una calamita e una calamità.

Brivido di vita (Privé)

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L’ultimo giorno dell’anno si spegne. E la città s’accende di musica e colori, di luci e di sapori. L’albero di Natale, che era planato nel cuore della Piazza come un angelo piovuto dal cielo, ora sembra una solenne regina ingioiellata di brillanti destinata a governare i sudditi danzanti in questa notte ancora da inventare.

C’è un senso di pace tutt’attorno, un velo disteso di immobile serenità, nonostante la festa che incalza. Le voci allegre della gente imbacuccata in se stessa si mescolano alle note della musica diffusa dai chioschi in legno e a quegli odori intensi di Glühwein e di raclette che eccitano i sensi e che da soli raccontano come si ama anticipare il brindisi di San Silvestro da queste parti.

Quest’evanescente mescolanza di sensazioni che intreccia carne e spirito, corpo e anima, pelle e sentimento, parla dei piaceri della vita, della materialità sublimata in spiritualità. Del bisogno irrinunciabile di godere insieme, del buono e del bello, dell’amicizia e dell’amore, goderne a piene mani dalla testa alla pancia con diritto d’ingordigia. Parla della passione da condividere con chi ci ama, possibilmente tenendosi stretti in un fusionale abbraccio per scaldarsi di carezze e baci, avvolti nell’inebriante coperta di un desiderio che culla e alimenta.

Guai rinunciarvi per la paura di un brivido, perché quel brivido è vita! Perché senza il calore della passione che scalpita dentro, l’esistenza sarebbe come quel fiero albero di Natale nudo di brillanti imbevuto in una fredda notte senza stelle.

E allora, mentre l’ultimo giorno dell’anno si spegne e la città s’accende, accendiamo anche i nostri corpi e ubriachiamo i nostri cuori in questa notte ancora da inventare. Intrecciamo le mani, incolliamo le labbra, uniamo le anime. Amiamo e lasciamoci amare senza paura di volare, gioiosamente trafitti da quel brivido di vita chiamato passione.

LA SOLA CERTEZZA (privé)

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Affetto, passione, amore. A volte non sappiamo bene definire quel sentimento che ci porta verso una persona. Che ci spinge a cercarla, a pensarla, a desiderarla e a sentirne irrimediabilmente la mancanza quando non c’è.

I sentimenti vibrano di emozioni che evolvono e sfuggono ai confini delle parole. Cambiano come le nuvole al vento eppure restano, si trasformano, si gonfiano e a volte si sperdono, è vero, ma mai del tutto se hanno radici nell’anima. Anche se si sottraggono alle definizioni della mente, i sentimenti s’annidano nell’inconsapevole groviglio del cuore e allora poco importa se non sappiamo districarne i fili e non impariamo mai a dar loro un nome.

Affetto, passione, amore. L’importante è viverli, coltivarli, tenerli accesi come brace sollecitata da quel costante soffio vitale che dà fuoco all’esistenza.

E allora continuiamo a cercare, a pensare, a desiderare quella persona che muove i nostri nebulosi ma profondi sentimenti. Perché senza, l’unica certezza alla quale sapremmo dare un nome ben preciso che non vorremmo mai sentire sarebbe “solitudine”.

Portami via (Privè)

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Piove. Il ticchettare delle gocce d’acqua sul davanzale fa da controcanto a quello delle dita sulla tastiera senza vita.

Musica. Quella delle parole che in silenzio sgorgano dal cuore senza che la mente s’intrometta in una sfida beffarda che la vedrebbe come sempre sconfitta.

Bello lasciarsi andare all’onda dei sentimenti che sospirano nella penombra dell’anima elevandosi in vortici sempre più intensi scavalcando gli argini dei ragionamenti. Scompiglio dei neuroni, estasi dei sensi, finalmente la diga s’è rotta, irrimediabilmente.

Portami via. Per sempre.

La passione nasce sempre così, all’improvviso, e ti ha preso l’anima prima ancora che la mente possa mettere le manette al cuore. Non può essere alimentata con la moderazione della riflessione, non può essere educata con il buon senso della ragionevolezza. Va lasciata libera di galoppare al vento del rischio, senza le redini dei timori, la passione, quella vera. Quella che quando la incontri non ti volti e ti inchini grata al suo delirante volere. Guai a rinunciarci, equivarrebbe a morire, perché la passione, quella vera, è l’alito del piacere.

Piove. Mi bagno di musica. Quella delle parole che un sussurro venuto dal profondo hanno trasformato in tuono in una notte di vera passione, mentre fuori all’improvviso tutto il mondo, invidioso, si fermava ad ascoltare.

Portami via. Per sempre.

Slalom d’amore

 

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Puoi scivolare dalla mia pelle

Districarti dai miei capelli

Evaporare dal mio sudore

Scioglierti dalle mie mani

Migrare dal mio cuore

Puoi abbandonare l’abbraccio caldo delle mie curve di miele

Plastiche, docili, tentacolari

Ma quel tuo slalom su di me resta scolpito dentro di me.

Sciavi sulle mie soffici colline e come il vento modellavi il mio profilo

Fino a naufragare là dove il sole muore nell’orizzonte.

Mai più la stessa pelle

Mai più gli stessi capelli

Mai più lo stesso sudore

Mai più le stesse mani

Mai più lo stesso cuore

Quel tuo slalom su di me resta scolpito dentro di me.