Pensieri nebulosi (Privé)

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E se le nuvole fossero pensieri?

Pensieri sputati in aria da ogni cuore che sente, che pensa, che tace.

Rosa, azzurri, grigi, bianchi. Rossi di desiderio, viola di vergogna, lividi di vita. Cambiano forma, misura, spessore. Facce di vecchi, musi di cani, pinne di pesci. Acquatici e aerei, palpabili ed eterei, persino odorosi, se sai estendere i sensi fino a confonderti con quelli delle creature che vedi scorrere in cielo.

Vien voglia di prenderli in mano questi pensieri, scolpirli come pongo tra le dita, per farne quel che vuoi e adorarli come feticci d’amore. Tu li crei e poi ne sei schiava.

Se le nuvole fossero pensieri, tutto sarebbe possibile. Anche trasformare un brutto sogno in promessa o un momento sbagliato in scommessa.

Ma, forse, sono i pensieri ad essere nuvole. Nuvole che piovono sull’anima.

 

L’odore della pioggia (Privé)

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Come d’incanto il cielo si spoglia.

Dopo tanto piangere, le nuvole svuotate della loro stessa essenza si arrendono ed esauste si posano lungo i fianchi delle colline, anch’esse svestite del loro verde ossigeno. Vaporose aureole discese dalle vette imbiancate disegnano messaggi comprensibili solo agli angeli, ai poeti e agli innamorati. Misteriosi segnali di fumo in continuo divenire, riccioli di cotone sospesi tra cielo e terra, che il lago col suo silente specchio cattura, alimentando le sue acque di nuove increspature.

Vene d’argento a fior d’acqua, stringhe di seta a mezz’aria, impalpabili soffi di grigio negli occhi. È surreale l’atmosfera dopo un temporale lacustre. Vien voglia di farsi largo tra i grigi vapori ancora grondanti d’inverno e con le mani frugare, scavare, grattare fino a raggiungere almeno un timido raggio di quel dio di fuoco risucchiato al di là del mondo.

Ma luce, colore e calore sono irrimediabilmente altrove in questo giorno che sta per sfumare. Solo l’odore resta. L’odore dell’ultima pioggia ancora nell’aria che, come lieve sudore, scivola sulla pelle nuda. Nuda, come questo cielo che d’incanto si spoglia senza vergogna, in attesa di una notte ancora da inventare.