Unheimlich, il perturbante che c’è in noi (Privé)

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Capita a volte che tanta bellezza susciti inquietudine. La luna rossa che la scorsa notte ha ipnotizzato il mondo per oltre un’ora era profondamente perturbante. Almeno per me.

Perturbante come Freud definiva quel moto d’animo sospeso tra la sensazione di famigliarità e di estraneità che si prova al cospetto di un “oggetto” estremamente espressivo. Qualcosa di così coinvolgente da attirare e spaventare allo stesso tempo, di pericolosamente irresistibile, tanto da non poter distogliere lo sguardo. Tanto da struggersi fino alle ossa e desiderare di esserne sopraffatti.

È un piacere estetico che turba le pieghe dell’anima. Un’opera d’arte può suscitare facilmente questo sentimento ma ancor più la natura attraverso le sue infinite manifestazioni. La differenza tra il perturbante di un’opera d’arte e il perturbante della natura è il senso d’impotenza che accompagna la seconda. Piccole creature impotenti siamo tutti noi di fronte all’inevitabilità dei meccanismi naturali, spesso imprevedibili, bellissimi e terrificanti, ai quali non possiamo sottrarci come di fronte alla magnificenza di un dipinto.

Così, quella sfera rosseggiante gravida di vita che ha acceso il cielo la scorsa notte rivelava, insieme alla sua disarmante bellezza, anche tutta la piccolezza e la precarietà di noi esseri umani, fugaci comparse di una sceneggiatura senza copione. Quello spazio di cielo contemplato come un dio dal gregge umano svelava la nostra impossibilità di essere registi dello scorrere degli eventi e padroni del nostro tempo. Tempo che, come un’eclissi, ci rapisce piano piano al palcoscenico della vita, subdolamente, abbindolandoci con ingegnosi trucchi quotidiani per renderci più dolce, forse, l’inesorabile cammino.

Dopo tutto, anche una notte di luna rossa, per quanto bellissima, non dura per sempre …

Soffi di danza (Privé)

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Una candela può spegnere le stelle. Fa l’amore con il vento la fiammella, danza sensuale nel silenzio caldo della notte.

Ombre e luci che si rincorrono al rallentatore. Mentre in sottofondo il clamore di un trionfo non sentito sfuma nel vuoto di una porta semiaperta. Come sembra lontano ciò che sta attorno. E come invece s’incolla sulla pelle quel che si ha nel cuore.

Cuore di una fiammella che fa l’amore con il vento, danza sensuale nel silenzio della notte.

Basta una candela per spegnere le stelle. E accendere, a soffi di danza, il vento caldo della notte.

 

Pensieri nebulosi (Privé)

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E se le nuvole fossero pensieri?

Pensieri sputati in aria da ogni cuore che sente, che pensa, che tace.

Rosa, azzurri, grigi, bianchi. Rossi di desiderio, viola di vergogna, lividi di vita. Cambiano forma, misura, spessore. Facce di vecchi, musi di cani, pinne di pesci. Acquatici e aerei, palpabili ed eterei, persino odorosi, se sai estendere i sensi fino a confonderti con quelli delle creature che vedi scorrere in cielo.

Vien voglia di prenderli in mano questi pensieri, scolpirli come pongo tra le dita, per farne quel che vuoi e adorarli come feticci d’amore. Tu li crei e poi ne sei schiava.

Se le nuvole fossero pensieri, tutto sarebbe possibile. Anche trasformare un brutto sogno in promessa o un momento sbagliato in scommessa.

Ma, forse, sono i pensieri ad essere nuvole. Nuvole che piovono sull’anima.

 

L’amante … temporale (Privé)

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Non dà tregua. Questa notte non dà tregua. Il temporale non lascia respiro al cielo gravido, che si scaraventa in lame di luce sul lago affondato nel buio.

Picchia, graffia, colpisce i vetri della finestra volutamente schiusa per invitare la voce del vento che s’agita bagnato sui cedri sconvolti.

Schiaffi d’aria, lacrime di grandine, schiocchi di frusta. Il temporale s’infuria, si dimena, si vendica. Pare un amante che fa a pugni con le proprie delusioni, che se le leva di dosso, di dentro, finalmente, una volta per sempre, scaraventandole come frecce velenose contro chi, forse, merita d’essere colpito.

E allora continua, liberati. Tuona, piovi, bagna questo lago affondato nel buio e illuminalo di nuove gioiose saette di fuoco. La finestra è sempre schiusa e ascolta i tuoi rochi ruggiti.

Non smettere. Non dare tregua a questa notte ancora accesa. Fa che la tua rabbia diventi energia, i tuoi schiaffi carezze, le tue lacrime sorrisi, i tuoi schiocchi baci.

E vedrai che domani anche i cedri sconvolti ti saranno grati…

Monologo notturno (privé)

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Ma come fai a vivere qui da sola? Capisco d’estate ma il resto dell’anno…?

Io lo trovo bellissimo, anche d’inverno, forse di più.

Ma tu sei matta! Non c’è niente qui…

Appunto per questo mi piace!

Hai lasciato una casa bellissima, grande, comoda, in città vicino a tutti per rifugiarti come un’eremita nel nulla quasi più assoluto. Quasi ti dimentichi di mangiare… Tu sei proprio strana!

Sarà. Ma a me qui piace, e poi mangio abbastanza. Fammi un piacere, vieni con me, affacciati sul terrazzo adesso e dimmi cosa vedi…

Ok, lo faccio, contenta? Ecco, non vedo una beneamata minchia, come direbbe Camilleri, è tutto buio assoluto. Solo stelle, neanche la luna, una luce più brillante là in alto ma sotto niente di niente. Sa di vuoto, fa paura…

Ma guarda bene… le stelle spiano noi che stiamo a frugare tra i loro segreti, non le trovi bellissime? La luna è altrove questa notte, perdonala, tornerà. Quella luce più brillante lassù invece è la vetta del Monte che sta sempre accesa, forse per rassicurare chi come te può aver paura del vuoto della notte. Che poi tanto vuoto non è… guarda là di fronte…

Cosa, che cosa?

Quelle lucine colorate che ammiccano. Sono segnali di vita, di calore, di esistenze forse simili alla mia. Case affacciate sullo stesso lago che adesso dorme e si nasconde. Tutto quel vuoto buio che tu vedi in realtà è un magnifico specchio d’acqua pullulante di vita.

Insomma… è il lago e non si vede perché è notte, punto.

Forse… oppure è uno specchio in cui ognuno può vedere se stesso con i propri orizzonti e i propri limiti. C’è chi ci trova solo il buio e chi invece un mondo fremente di vita, basta chiedere in prestito un po’ di luce alle stelle, chiamare in aiuto la luna e immaginare che tutte le creature lacustri si sveglino, proprio adesso, tutte insieme. Germani, svassi, aironi, folaghe, tartarughe, pesci … pensa, pensa quanta energia in quel pozzo buio che tu immagini di vedere!

Si vabbè ma sei tu che giochi a immaginare, la verità è che ce ne stiamo qui soli, davanti a niente e nessuno. Ecco, nessuno, non c’è gente qui, non si sente una voce…

Ascolta bene. Shhh….

Chi?

Come chi…il vento! Il vento s’infila tra le fronde dei cedri e li fa parlare, ascolta… sembra che i rami più alti prendano vita, che si stiano sbracciando per farsi notare dalle stelle. E poi, se ascolti bene, ogni tanto puoi sentire anche il fischio acuto degli aironi cenerini, ce ne stanno due sul molo in questi giorni, si levano all’alba…

Ma non sono gente gli alberi e neanche gli uccelli, e non hanno voce!

Ma sono vivi e parlano …

Sì soprattutto all’alba, perché tu ti svegli all’alba ovviamente!

È l’alba che mi sveglia e mi prende per mano senza strattonarmi dai sogni ancora caldi che vorrebbero tenermi…

Oh mio Dio, se sei strana… Scusa possiamo rientrare in casa, ho freddo.

Ma certo, vieni dentro…

Scusa, è stato bello venire a trovarti ma adesso è tardi, meglio che vada… non preoccuparti, porto io i tuoi saluti a tutti e dico anche che mangi così stanno tranquilli! Mi spiace un po’ lasciarti sola ma …

Ma io non sono sola qui, non sono mai sola. Tutto quello che tu non puoi vedere è la mia compagnia. Ti accompagno fuori, così non ti perdi nel buio…

Grazie, ma accendo l’Iphone, mi fa luce fino all’auto, non mi perdo stai tranquilla, vado!

…ma sì, in fondo ognuno ha i suoi specchi, le sue luci, i suoi vuoti. Le sue solitudini da coccolare.

Fa buon viaggio, io torno a sognare.

Sguardi clandestini (privé)

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Quanto amo questo mio spazio. Sembra un vestito cucito addosso.

Perfetta aderenza sulla pelle liscia, nessuna piega, nessuna cucitura, solo un morbido manto che mi avvolge e mi protegge.

Una stanza semibuia che odora di blu, una scrivania affacciata sul lago che sogna, baciato da una luna esageratamente bella. La finestra aperta sulla notte sa di audace invito al suo sguardo, perché senz’altro anche lui ora la starà rimirando pensando a me che la osservo.

Entra, accomodati in questo mio spazio, hai il permesso luna. Tu che mi porti le vibrazioni di chi in segreto mi sta sentendo. Sei così grande da saperti fare piccola, scioglierti e infilarti in questo morbido manto che ci avvolge e ci protegge.

Guarda fuori. La notte s’è spenta senza il tuo sorriso, il lago piange e frantuma i sogni nel buio. Ti ho ingannato, ti ho rapito e non me ne pento, sono gelosa di te, ti voglio solo per me. Coprimi dei suoi sguardi, dei suoi respiri, dei suoi baci, perfetta aderenza sulla pelle liscia.

Restituiscimi la luce che mi appartiene, luna. Solo così potrò lasciarti di nuovo libera di tornare lassù a rubare gli sguardi clandestini in questa notte di fine estate…

Notte muta (Privé)

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È curioso come la solitudine amplifichi i sensi. Musa ispiratrice d’insospettabili versi.

Si diventa più attenti, più sensibili, più accoglienti. Si raccoglie il tempo in mano e lo si riconsegna alle cose che si hanno attorno. Come una polvere che da ricordo si fa presente e poi sparisce di nuovo, soffiata nel nulla, incalzata da un nuovo ricordo.

Qui, affacciata su una notte muta che promette sole, coccolo il silenzio. Solo la solitudine lo permette. E gioco a fare entrare nel palcoscenico della mente quelle lontane presenze che in questo mio, solo mio, spazio vuoto mi fanno compagnia. Una maglietta, una fotografia, un cappello, una conchiglia, un profumo, una fetta di torta…involontari rimbalzi che prepotenti rompono il muro del silenzio e sussurrano affetto.

Forse è impossibile sentirsi davvero soli quando si ha la fortuna di essere amati. Lo penso, lo penso davvero. Allora sorrido. Apro le mani, libero il tempo che ho raccolto e costretto, e lo soffio via, verso un futuro pieno di nuovi ricordi. Libero, verso il sole che questa notte muta promette.

Spenta (Privé)

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A caccia di luci in una notte spenta.

Stelle marine galleggiano in un cielo che invita al brivido del volo.

Ma chi vola senza ali?

Giusto gli angeli che si specchiano nel lago

ferito dai riflessi d’oro.

Troppo silenzio, sangue di luna.

Prestami le tue ali, angelo del buio,

voglio volare su una stella marina.

E annegare finalmente

nelle lacrime di questa notte

spenta.

 

Fianchi di miele e capriole nel buio (Privé)

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Questa luna è imbarazzante, mette soggezione tanto è bella.

L’infinitamente grande sovrasta l’infinitamente piccolo in un gioco architettonico che sa di divino e questa perfezione rende inadeguata ogni forma espressiva che voglia raccontarla.

Nessun aggettivo può rendere giustizia ai fianchi di miele di questa matrona celeste, nessun ricamo poetico potrebbe raffigurarla meglio di come la Natura l’ha partorita dal suo perturbante ventre notturno.

Che privilegio stare qui sotto con gli occhi spalancati sull’universo che mi guarda. Mi guarda e mi chiama verso quella sfera più dorata che mai. Sfera magica che ipnotizza, che cattura, che induce a prendere la rincorsa e nuotare fin lassù per tuffarmi a capofitto negli abissi del suo occhio glaciale. Un occhio splendente sospeso su un universo capovolto che invita lo sguardo rapito a fare capriole nel buio e catapultarsi in alto, sempre più in alto, vertiginosamente. Per cercare, per scoprire, per capire.

Voglio nuotare all’insù lieve come un ectoplasma, per ritrovarmi improvvisamente risucchiata nella Notte stellata di Van Gogh, sedotta dal disegno mistico di un ignoto architetto, completamente imbevuta nel colore pastoso dell’inquietudine e del mistero.

Lei, la luna, illumina noi, nomadi terrestri orfani di luce. Non solo fuori, attraverso la sua femminea aura mielata che scivola sulla pelle. Ma anche dentro, attraverso il denso mantello d’inchiostro che avvolge tutti, sprofondandoci nel nulla più assoluto.

Ti guardo sopraffatta, luna, e mi chiedo se saresti altrettanto bella senza il tuo eterno velo nero. E ancora, nonostante la mia inadeguatezza, mi domando cosa sarebbe l’infinitamente grande universo senza il suo infinitamente piccolo, confuso, imperfetto Essere umano.

Un Essere umano povero di aggettivi, forse, ma ricco di emozioni. Capace ancora di meravigliarsi, di commuoversi e di inchinarsi al cospetto della tua imbarazzante bellezza, scolpita nel buio che ci avvolge, ci unisce e ci separa.

 

 

Gocce d’acqua negli occhi

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A quest’ora il lago non ha età.

Le lucine colorate dei grotti si specchiano nell’acqua e danzano con le prime stelle della notte per farlo più bello. Il suo manto plumbeo scintilla di ammiccanti paillettes, come la silhouette di una bella donna che si veste da sera.

Per uscire con chi?

Con la sua fantasia.

Forse con un fantasma nero venuto dal lago, coperto di lucine colorate e scintillanti paillettes, un fantasma che la porti via dalla sua fantasia per riempirla di viva realtà.

Sembra un gioco di specchi. Gocce d’acqua negli occhi. Un domino di luci riflesse nel tunnel del tempo che rincorre se stesso.

Un lago. Una donna. Un fantasma. Tre Esistenze, una sola realtà. Perché anche la fantasia a quest’ora non ha età.

Ma quest’ora passerà.

Il mio cuscino

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Ci sono pensieri che sono come cuscini.

Morbidi abbracci dove abbandonarsi

con la certezza di non sprofondare

ma di essere cullati,

sostenuti,

protetti

nel piacere avvolgente di un tepore da preservare.

Pensieri dove ci si tuffa con lentezza

quando si scappa dalla fretta,

dal lazo troppo stretto della vita,

da parole masticate con prepotenza

soffocando baci abortiti

nello slancio dell’irruenza.

Silenzio.

Ci sono pensieri che sono come cuscini.

Morbidi abbracci dove posare il capo per ritrovare la mente.

E immergere il cuore per nuotare tra soffici piume

nel candore di una notte ancora da sognare.

Vienimi in sogno pensiero,

perché mi manca un cuscino

dove poter naufragare.