Tra le tue ali (Privé)

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Credevo d’esser sola. Invece quando ho schiuso gli occhi leccati dal sole e ho posato lo sguardo sull’acqua appena sotto il molo di legno, ecco comparire la meraviglia. Il cigno che a lungo avevo spiato covare a ridosso di un riparo, non poco lontano da lì, si era finalmente sentito libero di abbandonare il giaciglio ancora umido di fatiche per inoltrarsi nel lago. Buon segno. Segno di fiducia, di rinascita, di futuro.

E di fatti era così. Dopo qualche passo di danza sull’acqua guardandomi di sbieco, sperando forse in un provvidenziale boccone, ecco che dal suo candido manto piumato era sbucato curioso il frutto della sua attesa. Il piccolo cigno, appena sbocciato alla primissima estate, aveva sete di aria, di sole, di novità. Come me. Stava lì nel cuore delle grandi ali materne, come un principe su un tappeto volante in procinto di catapultarsi verso il proprio destino.

E d’istinto, guardando quel miracolo, mi son sentita raccolta e cullata anch’io da quel paio di maestose ali. Un po’ invidiosa, un po’ gelosa, di sicuro vogliosa di immergermi anch’io lì, sprofondata in quel soffice, caldo abbraccio che difende, protegge, conserva e alimenta.

Credevo d’esser sola. Invece ho capito d’essere ‘solo’ fortunata. Perché anch’io ho un paio d’ali calde che difendono, proteggono, conservano e alimentano. Sempre. Anche quando il sole si spegne, il silenzio cala e i cigni in amore tornano al proprio nido, fedeli al proprio destino…  Come me.

Come il volo di un cigno (Privé)

Unknown

Camminare per ore nel vento senza incontrare uno sguardo. Sentire, passo dopo passo, l’incedere dei propri pensieri sospinti nel nulla, come foglie slegate dai rami finalmente libere di trovare il proprio destino.

Destino, nel senso di “destinazione”. Ecco dove ruzzolano i pensieri lasciati correre senza redini. Verso quella meta ancora indistinta che dovrebbe dare un significato al proprio cammino. Perché finora questo camminare nel vento rappresenta solo un piacere apparentemente fine a se stesso. Eppure, nascosto dietro qualche fronda d’albero o tra le piume delle canne spettinate del lago ci deve essere nascosto il perché di questo richiamo a vagabondare in solitudine nel freddo.

Nessuna risposta ai silenti interrogativi. Solo qualche brivido e un sorriso triste di fronte a un cielo drammaticamente plumbeo ferito da un raggio dorato che sembra trafiggere l’acqua, scolpendo nel bel mezzo un sentiero luminoso.

Pare un invito a tuffarsi in quell’apocalittico cono di luce liquida. Un’inspiegabile spinta a spiccare il volo s’agita dentro, così come fanno i cigni, con tale evidente fatica a sollevare il proprio peso che senza dubbio deve valere la pena tutto quello sforzo. Spesso abbandonano la propria grazia cullata dall’acqua, per impennarsi con estremo impegno nell’aria alla ricerca di cosa, al richiamo di chi… Non si sa, eppure anche i cigni obbediscono a leggi invisibili che li portano a volare nel nulla per poi planare leggeri come angeli riprendendo l’abituale eleganza accanto agli altri pennuti.

In un attimo robuste nuvole hanno soffocato tutto il cielo, il cono di luce s’è spento e l’acqua non invita più allo sconsiderato tuffo. Si prosegue a camminare ancora nel vento in compagnia del proprio sguardo per raccogliere, passo dopo passo, nuovi pensieri. E capire che, in fondo, il proprio destino non è poi così diverso dal volo di un cigno.