Tornare a volare (Privé)

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Tornare a casa. Slacciare le stringhe e liberarsi delle scarpe. Ritrovare sotto i piedi il vento, tra le mani il sudore, negli occhi la bellezza del verde, del sole, della libertà.

Sono bastate poche ore nel cuore della Svizzera per rinvenire, nella bella Valle dell’Emme, là dove nasce il formaggio coi buchi più famoso al mondo. Ma questa è un’altra storia, perché i sapori alimentano il corpo, mentre le emozioni nutrono l’anima.

E così, una volta tornata alla quotidiana routine, nella mente riaffiorano le immagini di quel teatro naturale in divenire appena lasciato dietro le spalle e anche l’anima, con un soffio di malinconia, se ne riabbevera.

Cascate di verde, ruscelli di erba, laghi di mais. Tutto in questa regione fluttua tra terra e cielo in un silenzioso, ondulante progredire. Attraversare queste valli in bike dà un’assurda sensazione di liquidità, come se si diventasse parte stessa della linfa che scorre nelle vene delle valli per farsi pianta, per farsi sole, per farsi vita.

E puntuale sboccia nel cuore un senso di gratitudine quando, dopo la fuga dalla quotidianità, raccolgo il ghiotto bottino di colori, di odori, di vibrazioni e di emozioni che ogni viaggio dona. Soprattutto quando raggiungo un punto di totale fusione con la natura, che annulla il confine tra esterno e interno, tra Lei e me. Come questa volta.

Tornare a casa e scrivere per ricordare, per rivivere, per immortalare. Pronta ad infilare di nuovo quelle scarpe che mi hanno fatto volare sull’onda di un’inattesa avventura emozionale…

Fermare il sole (Privé)

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Sono appena le tre del pomeriggio e già il sole va a dormire. C’è un istante, una manciata di secondi, in cui la sfera di fuoco resta là sospesa sulla cresta verde del colle, a metà tra il bosco e il cielo, incerta se tuffarsi definitivamente o ribellarsi all’inclemenza delle leggi cosmiche. È un istante che pare lunghissimo, in cui vien voglia di allungare la mano per rubare il tempo al suo destino.

Ma non si può fermare il sole.

La collina l’ha già rapito al lago, immobile tappeto di liquido metallo, e tutto d’improvviso comincia a tingersi di ombre argentee. Si spengono i riflettori sul palcoscenico lacustre e il teatro naturale si riveste della sua vera stagione in attesa che sia la luna la prossima protagonista della sceneggiatura quotidiana. Come la meccanica celeste comanda.

Eppure, quel lungo istante in cui il sole sfida a farsi prendere, resta dipinto nella mente infondendo al cuore una malinconica mollezza per via dell’impotenza di fronte all’inesorabile.

Troppo presto sei andato via. Tu, sole, come un focoso amante nel pieno del suo incontenibile ardore hai voltato le spalle a chi ancora ha bisogno del tuo calore, della tua luce, del tuo amore. Ti sei dato e sottratto come una frusta sulla carne viva che ancora scotta di te. I tuoi raggi come le sue braccia, il tuo tepore come i suoi baci, la tua luminosità come la sua pelle, dappertutto senza sosta.

Inutile mendicare il ritorno, non resta che coprirsi bene per potersi scaldare un po’ in questo silenzio che scivola nell’anima come una musica soffusa. Coprirsi di ricordi ancora accesi, dissetarsi di quell’eco vibrante di te ancora imbrigliato a me. Un brivido increspa il lago, umide dita sulla pelle di seta.

Allungo la mano verso quel che resta di te ma trovo solo me. Non ho potuto fermare il sole…