La segreta bellezza (Privé)

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È sempre lo stesso cielo eppure ogni sera cambia. Cambia vestito. Si colora di nostalgia, di eccitazione, di romanticismo, di desiderio, di timore, di impazienza. È uno specchio d’aria infinito, questo cielo lacustre, uno specchio in cui riversare i propri cangianti stati d’animo, un mare in cui volare senza veli per raccogliere sulle ali dei pensieri qualche ricordo, qualche sogno, qualche silenzio.

Liberi di sentirsi se stessi, appartenenti a quel timido rosa cipria che si fa rosso scarlatto all’orizzonte, proprio là dove lo sguardo va a morire insieme all’ultimo sole. Finché il manto blu della notte sopraggiunge inclemente, come un soffio d’alito su una languida fiammella, e allora ancora una volta il cielo si sveste e si riveste. Pare una donna che si fa semplicemente bella per quell’unico amante che ne sa cogliere la segreta bellezza.

Pelle. Nuda pelle profumata di champagne, paillettes, brillantini, argento e oro. Luna e stelle accendono di vita questo cielo senza sonno, solo la sciabolata di un aereo disegna un cammino, facile seguirlo e cucire con lo sguardo il rizoma di un nuovo destino.

Sembra tutto scritto. Nostalgia, eccitazione, romanticismo, desiderio, timore, impazienza. Dentro uno specchio di cielo lacustre che è sempre lo stesso, eppure ogni sera cambia, fedele a quell’unico amante che ne sa cogliere la segreta bellezza.

Il quadro più bello (Privé)

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Allungo lo sguardo fin dove le colline baciano le nuvole, gravide anche questa sera di ombre umide. E allaccio scorci. Spicchi di grigi, fette d’azzurri, coni di rosa, triangoli d’oro. Forme e colori diversi tra loro pennellano il cielo dopo la tempesta e la sagoma scura delle colline lacustri gioca a dar loro una vita propria, come se ogni scorcio fosse un quadro a sé stante, appeso al cielo, con una bellezza propria.

Mi ricorda la vita. Ogni squarcio di quest’etere notturno racconta un capitolo dell’esistenza. A volte grigia, altre azzurra, altre ancora rosa o d’oro. Quante le sfumature delle pagine degli avvenimenti che si susseguono, si accavallano, si mescolano e si fanno infine ricordi …

Si mescolano. Perché non è vero che ogni scorcio di cielo, che ogni capitolo di vita, che ogni ricordo dell’esistenza sia un quadro chiuso, a sé stante, separato dagli altri. La vita non è una collezione di attimi, così come questi effimeri scorci lacerati dalle colline in realtà si stringono mano nella mano, a raccontarsi segreti.

Il tempo unisce le distanze, fluidifica gli eventi, allaccia i sentimenti e cambia le persone. Inevitabilmente cambia e dipinge via via il cielo di umori sorprendenti, a volte armoniosi altre contrastanti, ma mai li cancella. Perché il comune denominatore allo scorrere dei panorami, esteriori e interiori, siamo noi. Noi siamo quel cielo dietro le colline, un’unica tela dove continuare a dipingere i nostri sentimenti, quelli che animano i ricordi e li piroettano fino al prossimo scorcio imbevuto di vita.

Tutto cambia, ma tutto resta e tutto continua.

E quando anche quell’ultimo scorcio sarà ricordo, ci sarà ancora il nostro sguardo ad allungarsi fin dove le colline baciano le nuvole. Magari non più gravide di ombre umide ma lievi come colorati arcobaleni da cavalcare per scavalcare le colline, e poter finalmente volare lassù per appendere al cielo il nostro quadro più bello.