La segreta bellezza (Privé)

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È sempre lo stesso cielo eppure ogni sera cambia. Cambia vestito. Si colora di nostalgia, di eccitazione, di romanticismo, di desiderio, di timore, di impazienza. È uno specchio d’aria infinito, questo cielo lacustre, uno specchio in cui riversare i propri cangianti stati d’animo, un mare in cui volare senza veli per raccogliere sulle ali dei pensieri qualche ricordo, qualche sogno, qualche silenzio.

Liberi di sentirsi se stessi, appartenenti a quel timido rosa cipria che si fa rosso scarlatto all’orizzonte, proprio là dove lo sguardo va a morire insieme all’ultimo sole. Finché il manto blu della notte sopraggiunge inclemente, come un soffio d’alito su una languida fiammella, e allora ancora una volta il cielo si sveste e si riveste. Pare una donna che si fa semplicemente bella per quell’unico amante che ne sa cogliere la segreta bellezza.

Pelle. Nuda pelle profumata di champagne, paillettes, brillantini, argento e oro. Luna e stelle accendono di vita questo cielo senza sonno, solo la sciabolata di un aereo disegna un cammino, facile seguirlo e cucire con lo sguardo il rizoma di un nuovo destino.

Sembra tutto scritto. Nostalgia, eccitazione, romanticismo, desiderio, timore, impazienza. Dentro uno specchio di cielo lacustre che è sempre lo stesso, eppure ogni sera cambia, fedele a quell’unico amante che ne sa cogliere la segreta bellezza.

Bellezza, verità e eros

Una riflessione filosofica nel giardino dei piaceri

Unknown

È possibile dominare il piacere senza esserne dominati? Addomesticare i sensi per diventare padroni dei propri desideri sessuali senza restarne travolti?

A queste domande il pensiero moderno non pare conferire dignità filosofica, attratto evidentemente da questioni più pratiche e urgenti. Al contrario, per gli antichi greci filosofare sulla consapevolezza del piacere costituiva seria materia di riflessione, materia che alimenta tuttora l’humus concettuale privilegiato della psicoanalisi classica. La dimensione dell’erotismo, tanto attraente quanto conturbante, è l’inevitabile oceano che culla l’esistenza stessa di ogni essere umano e proprio per la naturale familiarità con cui la viviamo, è spesso causa di profondi e non sempre consapevoli turbamenti.

Sulle tracce della più recente filosofia francese, in particolare quella di Focault, Wilhelm Schmid – filosofo tedesco – recupera una riflessione che riporta il piacere sotto la lente della filosofia, interrogandosi apertamente sulla ars erotica e sulle sue implicazioni sociali. Così come Focault nel suo “L’uso dei piaceri” aveva saputo trovare una soglia in cui la filosofia si fa poesia, Schmid in “Bellezza, verità e eros” cerca di accompagnare le sue riflessioni verso la meraviglia, lo stupore, il candore. Ne esce un libro decisamente dotto e istruttivo che interpreta l’arte erotica come vera e propria arte di vivere. Un’arte che esige consapevolezza, perché solo un rapporto equilibrato con i nostri desideri ci rende padroni dei nostri piaceri.

Il filosofeggiare di Schmid sul buon uso del piacere non vuole essere una ginnastica etica o morale ma una disciplinata cura di sé, della propria anima attraverso la presa di coscienza delle pulsioni del corpo. Certo è che, a fine lettura, resta forte un desiderio: quello di chiudere il libro, spegnere il pensiero e tornare a lasciarsi sedurre dalle infinite tentazioni del giardino dei piaceri!