Lugano, una città per ogni stagione

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Hanno rubato le colline. Questa mattina d’ottobre il lago Ceresio s’è svegliato così, orfano della sua cornice naturale già vestita di un malinconico foliage. Un mantello di nebbia argentea ha avvolto tutto confondendo i sensi e allungando lo sguardo all’orizzonte non si tocca nient’altro che l’infinito. Lugano sembra sparita, come una bella donna sottratta agli occhi del mondo da un amante geloso. La si può solo immaginare nel suo quieto ritmo domenicale, imbevuta in un cielo di cotone che si riversa nel lago cancellando ogni confine tra aria e acqua. E se non fosse per il consueto galleggiare di anatre, cigni e cormorani sarebbe facile immaginarsi spariti anche noi. Volati in un mondo astratto, lontano da ogni riferimento noto.

Eppure, se si presta un po’ d’attenzione, dietro le quinte della nebbia si coglie l’eco ancora calda di un’estate particolarmente effervescente per la città. Un’estate animata, come ogni anno, da una miriade di eventi che hanno attirato turisti e cittadini, mescolandoli in un unico grande popolo in festa. A chiudere la bella stagione, le undici giornate gourmet di settembre, che hanno eletto Lugano “Città del gusto”.  Sapori, fragranze, aromi ma anche incontri, workshop e conferenze che hanno animato trasformato la bella Lugano in un piacevole cocktail di cultura, divertimento e convivialità. Il Padiglione Conza, il Palazzo dei Congressi e Villa Ciani, per l’occasione, hanno esaltato i prodotti agroalimentari locali, sottolineando come la Svizzera non sia solo un Paese di banche, coltellini e orologi ma soprattutto di tradizioni legate alla terra, ai laghi e alle Alpi. Formaggi, farine, birre e vini fanno parte dell’orgoglio e delle fatiche di questa piccola grande Nazione che, con le sue quattro lingue ufficiali e i suoi tanti dialetti, s’identifica in un unico linguaggio: quello del cibo, appunto, su cui tutti vanno d’accordo.

Dal gusto dell’estate si è poi scivolati nelle recenti fragranze ottobrine, con la Festa d’Autunno prima, il Mercato delle Cipolle poi e, infine, la Festa delle Castagne. Tre eventi popolari che hanno portato nelle piazze di Lugano altre secolari tradizioni del Canton Ticino e della Svizzera interna. In particolare il Mercato delle Cipolle, “Zibelemärit”, che si tiene ogni anno a metà ottobre, viene da Berna e racconta della vita semplice ma gustosa dei contadini. Le bancarelle sfoggiano trecce di cipolle artisticamente decorate, oltre a torte calde di cipolle e formaggio, trecce al burro e ricchi piatti di formaggio Emmentaler. Il tutto condito da Merlot, musica e allegria.

I sapori e i colori dell’autunno scalderanno la città fino ai primi di dicembre, quando saranno i bei mercatini di Natale a illuminarla. Ma questo è un altro capitolo.

Nel frattempo la nebbia di questa mattina d’ottobre si è arresa a un timido sole, sufficientemente caldo per invogliare ad uscire di casa e passeggiare per le vie e le piazze di una Lugano che anche questa domenica si sarà vestita di festa.

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Femmineo foliage (Privé)

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Un rigurgito d’estate al morire di settembre fa pensare.

Fa pensare alla caducità della bellezza. Una bellezza impossibile da scolpire nel tempo, se non attraverso la mano del ricordo. Tutto scorre, tutto cambia e, forse, tutto torna. Ma intanto va.

Va, con l’ultimo nastro d’azzurro che sospira nel cielo votato alla notte, con il verdeggiante brillare delle colline vestite dall’incanto del primo foliage, con l’afflato caldo del sole che mite s’inchina e retrocede umile sotto il volere dell’autunno.

Somiglia a una donna il paesaggio di questo giorno che galoppa verso la luna. Una donna combattuta, capricciosa, ribelle. Come poter afferrare la linfa esistenziale che anima una femmina talmente affamata di vita senza disperderla nei solchi che il tempo inesorabilmente scava? Come sfidare la caducità della bellezza, il torpore del corpo, l’apatia dell’anima?

Così come le piante sono costrette ad abbandonare le infinite sfumature di verde che hanno colorato l’estate, allo stesso modo la donna si rassegna a denudarsi delle sfumature della giovinezza per indossare un altro abito. Più adatto a lei, inevitabilmente.

E allora, forse, guardandosi allo specchio, noterà che, dopo tutto, anche quell’abito non le sta poi così male. Anche il femmineo foliage, come quello collinare, suscita fascino, mistero, emozione e incute il rispetto che si deve a tutto ciò che in natura cresce, matura, evolve. Il rispetto per chi cammina con orgoglio incontro al futuro, pur sapendo che il futuro è la vecchiaia.

Così, alla luce di questa consapevolezza, questo rigurgito d’estate al morire di settembre fa pensare che, in verità, ogni stagione splende della sua intrinseca bellezza. E, soprattutto, fa pensare che ogni singolo giorno di ogni stagione merita d’essere goduto senza sprecarne un solo sorso. Con lentezza, con parsimonia ma sempre con assoluta pienezza.

Solo così, anche quando tutte le foglie saranno cadute e sveleranno un corpo nudo, sinuoso e fiero, resterà il sapore squisito di una vita davvero vissuta.