Allacciati, senza fine (Privé)

Unknown

I loro corpi sono stati creati per essere allacciati. Come l’edera s’incolla avida al tronco dell’albero e il panda s’avvinghia famelico al bambù.

Allacciati per fondersi, come la pioggia che si fa lago, mare, oceano. Così sono loro, Esseri della Natura, quando la calamita che li destina a toccarsi schiocca le dita e li chiama ad unirsi.

Non sono semplici abbracci quelli che si scambiano, non semplici baci ma inesorabili riversamenti l’uno nell’altra in un crescente naufragio dei sensi.

Onde. Onde primordiali che danno vita al tutto. È un fatale scivolare nella più pura primarietà, dove corpo, cuore e mente perdono la propria identità. Tutto è nucleo, nato da due cellule che si fondono e si confondono per ricreare una monade con un solo centro vitale.

Fusione. La bellezza della fusione è tale da cancellare ogni contorno. Al di fuori di quella nuova creatura partorita dagli abbracci e alimentata dai baci non c’è alcunché, neanche l’aria. Perché bastano i loro respiri a tenere in vita la nuova creatura bifronte non pensante.

Nuotano come gabbiani. Volano come pesci. Si scambiano la pelle compenetrandosi in un andirivieni di colori e di musiche che ubriacano quella piccola fetta di mente ancora vigile. Sovvertono le logiche del pensiero, pensiero che si fa argilla sotto il calore del loro ardore.

Si plasmano dentro, nell’anima, frugando tra i sentieri più nascosti del pudore. Un pudore che posa la maschera, finalmente.

Animali dolcissimi e selvatici, addomesticati solo dalle leggi del reciproco desiderio di darsi, di carezzarsi, guarirsi e di rinascere insieme più forti.

Sudore. Come acqua di sorgente, rivoli di sudore li abbeverano ripagandoli delle energie bruciate a donarsi gioia, rotolando e rotolando sempre più in alto, spersi nelle capriole di un piacere totale, assoluto, elementare, che solo all’innocenza può somigliare.

Sonno. L’arrendersi al bisogno di restare allacciati anche dopo il precipizio nell’estasi e addormentarsi nel tentacolare morso del languore. Bocca sulla bocca, labbra tra le labbra, morbidamente tese sull’afflato vitale che li fa sentire d’esser vivi mentre affogano nell’ultimo torpore.

Liberi. Fino al prossimo risveglio, così uniti.

Perché i loro corpi sono stati creati per rimanere allacciati.

L’animale che c’è in noi (Privé)

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E’ incredibile come da eventi obiettivamente riprovevoli possano evolvere situazioni personalmente favorevoli.

Del resto non si può scappare dalla propria natura. Prima o poi riaffiora, inclemente, puntuale, e viene a sorprenderci ricordandoci chi veramente siamo.

Ma se non ci si può sottrarre all’animale che alberga in noi, si può tuttavia imparare a gestirlo, a farselo amico e, con un po’ di ironia, a sorridergli benevolmente, proseguendo insieme il lungo cammino verso l’autentica conoscenza di sé.