Un cavallo sotto l’albero (Privé)

paola cavallo

Non sentire il Natale è un peccato. Ma non è peccato.

Un po’ invidio chi si sente travolgere dai caldi bagliori di una festa che dovrebbe sgorgare nell’intimità del cuore. Un po’, invece mi compiaccio di quest’indipendenza d’animo e sorrido benevolmente a me stessa, perdonando la mia apparente dissacralità.

Sarà colpa di un cavallo. Eh sì, perché tanti anni fa, avevo forse cinque anni, con cieca fede nella magia, avevo scritto anch’io la dovuta letterina in cui esprimevo il mio grande desiderio: “Per questo Natale vorrei solo un cavallo”. Lo sento oggi come ieri! Nutrivo un’attrazione tanto profonda quanto inspiegabile per quella creatura così possente e così elegante. Il mio sogno era quello di poter stare addosso a quel mantello di velluto, caldo e rassicurante, per carezzarlo, pettinarlo, coccolarlo. Insomma, nella mia ingenua immaginazione, un cavallo sarebbe stato il mio amico perfetto.

Il caso volle che quel Natale i Miei avessero nascosto, per gioco, i regali sotto un albero addobbato fuori casa, in giardino. Così, la mattina, anzi all’alba appena sveglia, come gli anni precedenti, corsi nel buio in giro per tutte le stanze, inutilmente, alla ricerca del “passaggio” e del “lascito”. Ma quella volta non trovai niente!

Magnifico. Una gioia vera rallegrava il mio cuore. Perché quel vuoto significava una sola cosa: Lui – che senza dubbio era passato – aveva dovuto lasciare fuori il mio dono, tanto era grosso e ingombrante, al punto da non potere entrare in casa. E soprattutto era vivo e si muoveva!

Così, certa di trovare ciò che sognavo, aperta la porta grande che dava all’esterno mi ritrovai davanti all’albero ammiccante di luci, alla ricerca del mio desiderio realizzato. Ma nessun rumore, nessun movimento, nessun odore era lì ad aspettarmi. Solamente un sottobosco di bambole, scatole, carte e fiocchi, belli bellissimi ma senza senso ai miei occhi. Perché io cercavo lui: il mio cavallo.

Per un bambino, si sa, tutto sembra più grande di quel che in realtà è. Comprese le delusioni.

Ancora oggi riesco a rivedermi lì, col freddo dentro e il vuoto fuori. Ma poi tutto passa, si risolve e si cresce. Così, perdonando la mia apparente dissacralità, sorrido benevolmente al ricordo di una delusione antica che oggi, dopo tutto, sa di buono, di casa, di famiglia. Anche senza il mio cavallo sotto l’albero.

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