“Bee”, the place to be

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Capita a volte di avviarsi per un cammino in vista di un obiettivo ben preciso e imbattersi, con sorpresa, in uno sbocco del tutto inatteso. In una parola, “serendipity”. É la fortuna di fare felici scoperte per puro caso, il piacere di trovare una cosa non cercata mentre se ne stava inseguendo un’altra. Questo può capitare anche quando si chiacchiera con una persona di cui si sa ancora poco ma che, dentro quel poco, nasconde e rivela un panorama tutto da scoprire.

Mi è successo incontrando per la prima volta Marco Antonio Caporale, romano d’origine e luganese d’adozione, giovane (solo per l’anagrafe) e intraprendente proprietario del ristorante Bee, a Lugano. Davanti a un generoso piatto vegano, sono felicemente rapita dai racconti effervescenti di Marco che, in verità, pare leggere pagine ben scritte di un romanzo invisibile. Il romanzo è quello della sua vita, flash di confidenze di cui sarebbe bello approfondire, come imprenditore ma soprattutto come persona in costante evoluzione. Con una laurea in giurisprudenza, lasciata Roma e la sua vita agiata, parte in cerca della sua strada, perché “un albero giovane, in mezzo ad alberi già grandi, non ha spazio sufficiente per crescere”, come sostiene Marco. Strada che trova in Svizzera. Dopo una parentesi ginevrina, che gli lascia ricordi e sensazioni indelebili, approda a Lugano dove, due anni fa rileva un’attività senza apparente futuro trasformandola in quello che oggi è il suo Bee. Menù vegetariani, vegani, pizza e molto di più, in un ambiente schietto che invita all’incontro e alla convivialità.

Intuizione o lungimiranza? Forse entrambe, sostenute però dalla ferma volontà di offrire alla città di Lugano, che Marco ama, un valore aggiunto, una sferzata di freschezza ricreando da zero qualche cosa di nuovo. Sì, perché Marco non sopporta la resistenza al cambiamento. Anche le sconfitte possono essere freni solo apparenti e rappresentare, in realtà, spinte per raggiungere ambiziosi traguardi. Questo vale in amore, nel lavoro, sempre. E di fatti Marco ha investito le sue idee senza fermarsi mai: lasciare Ginevra per Lugano poteva avere inizialmente un vago sapore di sconfitta, tuttavia presto tradotto in opportunità. “Lugano, con il suo lago, sembra immobile ma non lo è. Sotto la sua quiete apparente, tutto si muove. È la città dei segreti, l’animo mediterraneo della Svizzera, e il suo leitmotiv è edenico!” Così sente Marco la città che lo ha accolto a braccia aperte: un Eden (non a caso un Comune si chiama Paradiso), un Eden terrestre che merita di essere valorizzato con progetti all’altezza della sua bellezza e del suo prestigio.

Declinare la professione di avvocato per dedicarsi alla ristorazione è stata per Marco una scelta consapevole che risponde alla sua necessità interiore di inventare, di creare e di offrire ai clienti non solo un servizio di qualità ma anche sensazioni ed emozioni, vibrazioni positive e contagiose. Cosa che gli riesce benissimo. E siccome Marco odia la staticità, ha pensato di andare oltre il successo già consolidato. Insieme ai fratelli James e Deborah Mauri – di Mauri Concept, altro gioiellino che coccola le giornate di Lugano – sta realizzando nuove idee che presto renderanno il Bee ancora più attraente. Gli “effetti Mauri” saranno evidenti già in primavera e, a guardare gli occhi brillanti di Marco mentre me ne parla, il Bee sarà la promessa per un’estate luganese ancora più golosa. Fino al prossimo traguardo, perché tutto nella vita è serendipity.

http://www.beelugano.ch

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