Come in paradiso (privé)

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Ogni città ha il suo cuore magico, caldo, accogliente. Ed è lì che mi rifugio ogni volta che sento il bisogno di sgusciare fuori dal cemento, dal rumore, dal movimento, lontano dalla gente per me sempre troppa.

Penso a Roma, in questo momento, per un bizzarro gioco di rimandi che mi ha sbalzato dalla luna riflessa sul solitario lago di adesso ad un’altra luna altrove nel tempo, sospesa sopra un ipnotico Colosseo.

Nonostante il mio viscerale amore per Roma, solenne e sfacciata amante, sento sempre la necessità di sottrarmi al suo passionale abbraccio quando mi immergo in lei e così puntualmente fuggo nel parco di Villa Borghese, in cerca di solitudine, di musica, di purezza, forse. Perdutamente innamorata di questo magico estraniamento cerco in particolar modo un posto, un angolo del parco che ho idealmente eletto ‘mio’, anche perché quando ci vado ci sono realmente solo io. Solitamente è la mattina presto, quando la città ancora sogna, e quella complice appartenenza, quell’esclusività che avverto è solo un’illusione lo so, ma anche un’illusione inebria i sensi.

Quell’angolo prediletto è un’oasi di verde attorno a una fontana rotonda, alla fine di Viale Antonino e Faustina. Lo raggiungo attraversando il parco ludico per cani, una gioia scodinzolante che sa di libertà, benedetta dal sonoro frusciare di alberi immensi. Arrivare lì calpestando le foglie fragranti mi dà la sensazione di entrare in un altro mondo, in un altro tempo, estraneo a tutto.

L’ho battezzata la ‘fontana junghiana’ perché penso che anche lui, Jung, si sarebbe sentito irrimediabilmente attratto dalla sua circolarità perfetta, dalla sua plastica solidità e da quel ritmico gocciolare che semina una danza liquida nell’aria. C’è qualcosa di così sensuale qui, forse la ridondanza di umide curve che sanno di femminilità, di maternità, di nascita e rinascita.

Tutto è immobile eppure vivo. Energia ovattata dalla cornice delle piante che avvolgono la fontana come un ventre gravido di stelle, per custodirla, per difenderla dal cemento, dal rumore, dal movimento, dalla gente.

A questo cuore magico, caldo, accogliente mi abbandono sempre. Lascio riposare i pensieri, decantare le emozioni, fluttuare i sensi. Qui sto bene, anche senza luna. Come solo in paradiso forse si può stare.

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