Il peso delle parole (privé)

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Scrivere spesso è una responsabilità, una grande responsabilità. Lo è verso chi, intenzionalmente o per puro caso, inciampa con lo sguardo sullo scritto e legge. Perché anche se la scrittura per passione scaturisce quasi sempre da un moto d’animo che risponde a esigenze personali, intime, dettate dal richiamo a confidarsi allo specchio dell’anima, in fondo fa sempre piacere sapere d’aver di fronte qualche spettatore.

Il pubblico, tuttavia, non è una presenza astratta. È fatto di lettori, tanti o pochi poco importa. Basta uno a far la differenza. Quindi, il peso delle parole cambia a secondo di chi lo riceve. Dopo la lettura, il padrone di quelle parole non è più chi le ha scritte ma chi le raccoglie. E le parole possono far sognare così come far sanguinare, far volare così come far sprofondare, ma difficilmente, o almeno si spera, lasciano indifferente. Pena l’incapacità di chi scrive.

Quelle stesse parole nate da una mente, dunque, si rifrangono in quelle di chi legge come luce dentro un prisma, seminando altrettanti pensieri, sentimenti o risentimenti, secondo l’interpretazione che se ne dà.

In questo istante, per esempio, sto posando lo sguardo sul mare di fronte e mi chiedo…quanti modi troveresti, Paola, per descriverlo? Quante parole per raccontare le infinite sfumature di azzurro, blu, cobalto, indaco…quante per il riverbero dell’acqua sulla sabbia sotto il sole…e quante per il candore spumeggiante delle onde sulle rocce ombrose di vento? Ci sarebbero infiniti rivoli di espressioni per raccontare questo istante di mare, così come ogni pittore ne ritrarrebbe un dipinto diverso. A qualche fruitore piacerà, a un altro no, ognuno reagirà con emozioni proprie e diverse. Ma è di mare che si tratta, non di amore. Il mare è di tutti, l’amore è esclusivo, sempre.

Mi chiedo allora se scrivere di sentimenti possa coinvolgere lo stesso ventaglio infinito di espressioni che si potrebbero inventare per il mare. Certamente sì, anzi di più. E allo stesso modo quei fiumi di parole susciterebbero in ogni lettore sensazioni diverse… di ammirazione, di stupore, di avvilimento forse. Soprattutto quando si fatica a dissociare l’autore dallo scritto e lo scritto dal lettore, perché separare l’atto creativo della fantasia da quello agito della realtà non è sempre possibile. Anzi, credo che la bellezza della scrittura per passione stia proprio in questo: nel confondere il confine tra sogno e verità senza rivelare dove stia il trucco, dove l’inganno.

Tuttavia, Paola, quando si scrive di panorami interiori e non di paesaggi esteriori vale forse la pena riflettere sulle conseguenze dell’esibizione e pesare le parole. Fare cioè un piccolo atto di umiltà davanti allo specchio dell’anima, sacrificare l’enfasi e obbedire a quel senso di responsabilità che ogni bravo scrittore dovrebbe donare al suo più caro lettore.

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