Bellezza, verità e eros

Una riflessione filosofica nel giardino dei piaceri

Unknown

È possibile dominare il piacere senza esserne dominati? Addomesticare i sensi per diventare padroni dei propri desideri sessuali senza restarne travolti?

A queste domande il pensiero moderno non pare conferire dignità filosofica, attratto evidentemente da questioni più pratiche e urgenti. Al contrario, per gli antichi greci filosofare sulla consapevolezza del piacere costituiva seria materia di riflessione, materia che alimenta tuttora l’humus concettuale privilegiato della psicoanalisi classica. La dimensione dell’erotismo, tanto attraente quanto conturbante, è l’inevitabile oceano che culla l’esistenza stessa di ogni essere umano e proprio per la naturale familiarità con cui la viviamo, è spesso causa di profondi e non sempre consapevoli turbamenti.

Sulle tracce della più recente filosofia francese, in particolare quella di Focault, Wilhelm Schmid – filosofo tedesco – recupera una riflessione che riporta il piacere sotto la lente della filosofia, interrogandosi apertamente sulla ars erotica e sulle sue implicazioni sociali. Così come Focault nel suo “L’uso dei piaceri” aveva saputo trovare una soglia in cui la filosofia si fa poesia, Schmid in “Bellezza, verità e eros” cerca di accompagnare le sue riflessioni verso la meraviglia, lo stupore, il candore. Ne esce un libro decisamente dotto e istruttivo che interpreta l’arte erotica come vera e propria arte di vivere. Un’arte che esige consapevolezza, perché solo un rapporto equilibrato con i nostri desideri ci rende padroni dei nostri piaceri.

Il filosofeggiare di Schmid sul buon uso del piacere non vuole essere una ginnastica etica o morale ma una disciplinata cura di sé, della propria anima attraverso la presa di coscienza delle pulsioni del corpo. Certo è che, a fine lettura, resta forte un desiderio: quello di chiudere il libro, spegnere il pensiero e tornare a lasciarsi sedurre dalle infinite tentazioni del giardino dei piaceri!

Un pensiero riguardo “Bellezza, verità e eros

  1. Cara scrittrice, ricordo il tuo pensiero sul tema alla prima occasione di sapere chi fossi tu e scoprire chi fossi io! La sorpresa dell’incontro trasformata in entusiasmo di reciproca empatia, si concluse anche al tuo curioso invito a scrivere in due…
    Mi rimprovero sempre di non avere insistito ad accettare a caldo! Accettare con i “freni” non sarebbe stato saggio e ho favorito al massimo il successo di fiducia nelle tue virtù, oggi trasparentissima anche in questo elogio all’erotismo aulico dei tuoi voli di fantasia e reale passione per la vita, favorita anche da una attrazione personale per l’ideale piacere dell’incontro e dalla grazia della tua natura di femmina bella e ricca di sentimenti e spontaneità. Rappresentano il caviale che premia la golosità del piacere!
    Xoxo

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