Sfogliando le pagine della capitale russa

I capolavori della grande letteratura s’intrecciano a quelli della sontuosa architettura dando vita a un romanzo senza tempo: Pasternak, Cechov, Tolstoj, Puškin e Bulgakov raccontati attraverso la voce della città che li ha ospitati e ispirati, fino a renderli immortali

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Poche sono le città al mondo che si lasciano sfogliare come un romanzo. Mosca è una di queste, capolavoro di arte, storia e cultura che invita ad essere esplorata anche attraverso le pagine dei grandi scrittori che nei secoli l’hanno raccontata immortalandola nel regno eterno della più sublime letteratura. Mosca e non solo, perché i suoi dintorni sono rivoli di altrettanti racconti che prendono per mano il visitatore catapultandolo oltre la realtà, oltre al tempo, cullandolo tra storia e fantasia.

Il viaggio, reale e contemporaneamente metaforico specchio di un romanzo, potrebbe avere il suo incipit nella dacia di Boris Pasternak, appena fuori Mosca. Esattamente nel villaggio degli scrittori a Peredelkino, oasi intellettuale circondata da betulle e immersa in un verde immutato nel tempo, che ha lungamente ispirato l’autore del “Dottor Zivago”.

Sempre passeggiando nei dintorni di Mosca, a Melichovo, ancora palpita vivo il ricordo di Anton Cechov, autore di “Zio Vanja”. All’interno della casa museo tutto è conservato come allora, sia nella disposizione delle stanze, sia nell’arredamento, sia nei dettagli che fanno la differenza e che sembrano custodire ancora l’amore frustrato di Vanja per Elena.

Non meno affascinante è la dimora di Leone Tolstoj nel cuore di Mosca. Una semplice isba in legno a due piani, circondata da un’alta palizzata, con un piccolo cortile e un delizioso giardino interno dove l’autore di “Guerra e Pace” e di “Anna Karenina” amava rilassarsi in compagnia dei suoi pensieri. Nella sontuosa sala da pranzo, apparecchiata con i piatti e le posate originali, nelle stanze dei bambini, nello studio e nel salone dove il grande scrittore riceveva abitualmente i suoi amici, il tempo sembra impresso in un eterno istante, proprio là, negli anni in cui vi risiedeva Tolstoj insieme alla numerosa famiglia.

Poco distante, in via Arbat, un altro capolavoro. È la Casa museo di Aleksàndr Sergeevič Puškin, dimora dell’illustre poeta, drammaturgo e scrittore che l’abitò per cinque mesi – da gennaio a maggio del 1831 –  immediatamente dopo essersi sposato. Paradossalmente, durante la sua breve vita (fu ucciso infatti in duello a soli 38 anni) il multiforme autore compose opere immortali, che contribuirono a dare il via a una nuova forma letteraria russa.

Il viaggio attraverso il cuore della Russia romanzata potrebbe proseguire per molti altri capitoli. Un ideale epilogo a quest’assaggio letterario può essere ben interpretato dal Museo Bulgakov, sulla Bolshaja Sadovaja 10, allestito nell’appartamento dove Michail Miša Bulgakov visse per quattro anni. L’itinerario, “La Mosca di Bulgakov”, chiede al viandante di affrontarlo a piedi con la lentezza che tutte le cose belle e preziose meritano. La passeggiata contempla Patriaschie Prudy, dove lo scrittore amava intrattenersi, oltre a Tverskoj Bulvar, Tverskaja uliza, il teatro MXAT e la Casa Pashkov, tutti luoghi che animano il capolavoro “Maestro e Margherita” un romanzo grottesco, satirico, metafisico e al contempo esilarante, alla cui stesura il maestro dedicò gli ultimi anni della sua vita.

Forse questo è il segreto dell’immortalità dei grandi scrittori: far sì che i romanzi continuino ad essere raccontati attraverso la voce della città che li ha ospitati e ispirati.

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