ACQUA E ANICE (Privé)

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Piove. Affondo lo sguardo verso un lago invisibile. Una cortina velata di plumbeo torpore sfuma i contorni e tutto scompare. Mi sembra d’essere immersa in un bicchiere d’acqua e anice, cullata da un torbido languore che pare fermare il tempo. Da qua dentro posso solo indovinare il profilo delle colline di fronte, nascoste dal velo invernale. Conosco a memoria quell’ondulante sagoma verde che a seguirla piano piano con un dito disegna all’orizzonte un bel coccodrillo mollemente adagiato sulla quiete lacustre.

È sempre stato così. Da bambina giocavo a individuare gli animali più strani osservando come la terra prende forma sollevandosi nell’aria, a volte dolce e sinuosa come un gatto, altre prepotente e improvvisa come una tigre. E quel coccodrillo disteso là di fronte sulla sponda opposta del lago mi fa compagnia da allora, quanti anni ed è ancora là. Riposa, pensa, forse sogna.

Forse allora è vero che questo torbido languore ha il potere di sospendere lo scorrere del tempo. E se non fosse per il ticchettare della pioggia sul davanzale che con dispetto scandisce i secondi, potrei credere di galleggiare in un mondo surreale. Un mondo dove tutto è evanescente, dove tutto è possibile, anche che le colline si trasformino in coccodrilli e le donne in bambine.

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