LOS INCANTOS DE LA ISLA DEL ENCANTO

Puerto Rico: amore a prima vista
La brezza lieve portata dagli alisei dell’Atlantico, il piacevole tocco del sole del Caribe e la voce delle onde che si struggono sulle spiagge … e si è definitivamente perduti, perché questo è amore a prima vista.
Questa è l’accoglienza irresistibile che offre San Juan, capitale di Puerto Rico, a chi sceglie di avventurarsi alla sua scoperta. Città inebriante, musicale, colorata, dalla promiscuità culturale contrastata che nel corso dei secoli le ha donato la seduzione di una terra conquistata che oggi sembra rivalersi sui moderni conquistadores – i turisti – conquistandoli a sua volta con il suo indiscreto fascino.


Dai Tainos ai Conquistadores alla libertà
Insieme a Cuba, Repubblica Dominicana e Haiti e Giamaica, Puerto Rico è la quarta isola delle Grandi Antille. Come amano dire i puertoricani, Puerto Rico y Cuba son dos alas del mismo pajaro, ovvero Cuba e Puerto Rico sono due ali dello stesso passero. Ed è proprio questa la sensazione che si ha venendo qui: quella di una segreta complicità culturale e razziale tra le due Isole che, nonostante i differenti sincretismi maturati nel tempo, sembrano tenersi per mano a dispetto delle colonizzazioni di Americani ed Europei, per non tradire l’orgoglio delle radici indigene.
In origine, Puerto Rico fu abitata da diverse tribù di indiani americani tra cui i tainos che vissero anche nel periodo successivo all’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1493. Questo pacifico popolo aveva sviluppato una cultura, un linguaggio e un sistema religioso piuttosto sofisticati. Essi, per esempio, davano accesso al potere anche alle donne che secondo la loro cultura potevano permettersi anche più di un marito, il quale alla morte della moglie veniva bruciato insieme a lei. I tainos ottenevano oracoli dai loro dei e dai morti attraverso pratiche di alterazione mentale, come l’inalazione di una polvere allucinogena ricavata dai semi di cohoba e da conchiglie frantumate. Probabilmente queste pratiche distrassero i tainos dalle prassi difensive, infatti, non seppero difendersi dall’attacco dei coloni spagnoli nel 1508.
I coloni, si sa, schiavizzarono ed evangelizzarono i tainos, esponendoli alle malattie provenienti dall’Europa e nel giro di poco tempo questo popolo si estinse insieme alle sue leggende e alla sua cultura.
I coloni spagnoli invece si stabilirono a San Juan, che divenne così uno degli avamposti più strategici di tutto il Nuovo Mondo, tanto che nel secolo successivo la città subì un esplosivo processo di fortificazione per essere difesa dalle incursioni marittime di inglesi, francesi e olandesi. Gli spagnoli furono molto abili nell’imporre ferree regole al fine di controllare il commercio regionale, da qui l’importazione degli schiavi africani costretti a lavorare nelle piantagioni di zucchero, di cotone e tabacco. Quando la rivoluzione incominciò a mettere sottosopra il Nuovo Mondo, gli spagnoli abbandonarono la politica commerciale totalitaria nel tentativo di tenere Puerto Rico e Cuba sotto la propria influenza coloniale. Iniziarono così i contrasti tra gli spagnoli, i nazionalisti puertoricani e il governo coloniale circa i pro e i contro l’indipendenza, finché nel 1897 gli Stati Uniti occuparono il paese governando Puerto Rico come un protettorato coloniale per cinquanta anni. Nel 1917 i puertoricani ottennero la cittadinanza statunitense e nel referendum del 1951 l’Isola divenne uno Stato libero associato agli Stati Uniti e non più una colonia.
Questi trascorsi storici trapelano ancora oggi nelle stradine, nelle piazze di San Juan, ma anche nel linguaggio, nelle canzoni e negli sguardi stessi dei puertoricani, giustamente fieri delle proprie origini. Da qui l’incantesimo che l’Isola dell’Incanto procura a chi fortunosamente le si avvicina.


I tre volti di San Juan
Al primo impatto la città respira e trasmette una sensazione di internazionalità, di multi etnicità che ricorda vagamente l’atmosfera di Barcellona, elevata all’ennesima potenza tropicale. Questo è il volto più esteriore e superficiale di San Juan ma non per questo poco seducente. L’analogia con la bella città di Gaudì si svela attraverso il profilo architettonico del Condado e Isla Verde – il quartiere moderno in cui si concentrano i grandi hotel, i ristoranti chic e i negozi più fashion – profilo che svetta leggero dal mare al cielo, come sospinto dagli alisei. Si ha una sensazione di libertà qui, di grandi spazi che non trasmettono il peso del cemento sulla naturalezza delle spiagge.
Uscendo dalla mondanità del Condado, non molto lontano, si raggiunge anche piedi la Vieja San Juan, dove si può ammirare il suo secondo volto, quello storico. E’ l’estrema parte occidentale della città denominata Isleta de San Juan, circondata e protetta dalle antiche mura fortificate. Il contrasto tra l’azzurro del mare, il verde della vegetazione e il bronzeo marrone delle fortezze dona allo sguardo un sussulto di meraviglia in cui si mescolano tempi lontani e vicissitudini tuttora palpitanti. 


Esplorare il Castillo San Cristobal (VII sec.) e il Castillo San Felipe del Morro (1539) dà la sensazione di un tuffo in un passato fiero ancora vivo. Il primo è tuttora la più grande fortificazione europea in America Latina e il secondo è stato la prima baia dove le navi provenienti dall’Europa potessero attraccare, per questo appetibile e attaccabile. Con i suoi massicci cannoni disposti su sei livelli, il Morro resta un’opera maestra di ingegneria militare che sorveglia dall’alto tutta la città. Da qui lo sguardo scorre lungo il cimitero, pittoresco cuore di statue in pietra affacciate sul mare che sembrano conversare con i suoi sospiri salati.  Poco più in là il vasto barrio de La Perla, dove non è consigliabile avventurarsi, e oltre le piazze raggiungibili a piedi o su pittoreschi bus colorati: Plaza de Armas, Plaza Colòn, Plaza San Josè e la deliziosa Plazita Santurce collegate tra loro da stradine in pavè costellate di edifici coloniali dai colori sgargianti. Lilla, azzurro, viola, rosa, tutte le case riecheggiano i colori dei fiori, comunicando la straordinaria vitalità, la vibrante musicalità della città e del suo popolo.


E questo arcobaleno porta al terzo volto di San Juan, quello del pueblo. Pueblo che si riversa e si rispecchia sia lungo le spiagge pubbliche che si srotolano lontano dal centro storico e mondano, sia inerpicandosi sulle montagne attraverso una vegetazione selvaggia e lussureggiante. Raggiungere in auto le lunghe lingue di sabbia costeggiate da un lato dal mare e dall’altro dai chioschi che offrono i piatti gustosi dell’isola è un’avventura emozionale indimenticabile. Qui si respira il puro caribe, l’anima salsera, fatta di ritmi di bomba y plena, di volteggi sensuali, di piaceri carnali trasmessi non solo dalla musica coinvolgente ma anche dai profumi penetranti che, sospinti dal vento, invitano a fermarsi per un ardito assaggio. 

La frituras è l’anima della cucina puertoricana: friggere è un’arte e tutto qui si frigge. I chioschi delle spiagge di Luquillo e Loiza sono il destino (destino in spagnolo significa destinazione ma qui lo intendo in italiano) perfetto per averne conferma: alcapurrias, bacalaitos, pastellitos, sorullos, bolitas, mofongo y tostones sono solo alcune tra le specialità, preparate e servite nella semplicità più disarmante, tipica del Caribe. E la musica è il condimento del fritto, insieme alla birra del luogo – la Medailla – e al ron – il mitico Don Q – declinato in Cocquitoper i gusti più maliziosi. Senza dimenticare l’immancabile lechon, il maiale allo spiedo, e tutte le altre carni dal coniglio all’iguana!


Il volto del pueblo si completa salendo sulle montagne, immergendosi in una vegetazione che rivendica la sua evidente superiorità sulla civiltà urbana. Il massimo dell’esuberanza è offerta da el Junke, la foresta nazionale di oltre 28000 acri, ma dappertutto per chilometri  l’abbraccio del verde è spontaneamente inestricabile: pini, palme, bambù, flamboyant, banani, frangipane, bunganville e tulipani d’Africa si ergono e si intrecciano, benedetti dal sole e dalla pioggia. E guardando questa miracolosa esplosione della Natura, non si può fare a meno di sentirsi perdutamente innamorati degli incanti della Isla del Encanto.


Scendendo nuovamente dalle montagne e proseguendo per Fajardo si torna al mare e si raggiunge il porto da cui partono le barche da pesca, i charter turistici e i traghetti per Culebra. 
Ma questa è un’altra storia che merita un capitolo a parte, perché Culebra è il Paraiso en Tierra. E’ puro Amore …

Un grazie speciale a Susan, Pedro e Angelo, per aver reso questo mio viaggio inolvidable!

2 pensieri riguardo “LOS INCANTOS DE LA ISLA DEL ENCANTO

  1. Una corsa che familiarizza con l'ambiente, la storia, il carattere dell'isola più famosa per conservazione del suo carattere d'indipendenza e libertà di vita civile con il proprio carattere d'incertezza forse influenzato dalla antica dominanza della donna anche nel destino dell'uomo. Ho avuto un solo amico che ha conosciuto a fondo ogni anfratto e rione, ogni angolo di povertà e quartiere di potere: Steve Spiegelglass, rimasto single fino alla morte, sovrintendente negli anni tra i 60 e 70 del comitato strategico di sviluppo per conto degli Stati Uniti. Un genio, professore universitario di formazione matematico statistica, che dopo quella esperienza ne affrontò una ancora in compimento politico nella Turchia degli anni 70-80.

    Paola, le tue emozioni emergono come oasi di piacevole compartecipazione che umanizzano la storia di mezzo millennio di una comunità che sfortunatamente in questi anni è ricaduta in una fase di pigrizia di sviluppo, ma che ritrova una missione sociale nell'apertura al turismo e alla convivenza in umiltà con l'amicizia dei visitatori. Merita di trovare spazi nel National, e mi aspetto che il complemento da Culebra, con i suoi duemila autoctoni ed una dimensione tra Ibizia e Formentera ne possa determinare una felice avventura nel futuro al riparo del frastuono che ci assorda in Europa e in quasi tutte le nazioni potenti del pianeta…

    Posso bere il caffè, dopo essermi saziato delle tue vivande preziosamente dosate del pranzo con relax di queste settimane!

    Grazie del passaggio lungo il sentiero

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