L’altro sé


Sembra impossibile, tanto che qualcuno storcerà il naso. Ma nella vita non si nasce una volta sola.
La prima nascita, infatti, quella biologica, non è l’unica perché una volta venuto al mondo il corpo, tocca anche all’anima sbocciare e fiorire. E l’anima segue un cammino tutto suo, invisibile, impossibile da prevedere, senza fasi stabilite, pieno di fosse, dossi, abbagli e trabocchetti, un groviglio di cunicoli ambiguamente ombrosi da cui è davvero difficile districarsi e azzeccare, tra i tanti possibili, il filo migliore da seguire. Lei ha un suo tempo, che pur essendo per legge lineare come quello del corpo, ha tuttavia la possibilità di indugiare in su e in giu’, avanti e indietro, oscillando tra passato e presente, tra memorie, sogni, paure e desideri, che la portano a dilatare o restringere la sua esistenza a seconda dei momenti e delle età anagrafiche di cui il corpo è inevitabilmente schiavo.
Chi ha storto il naso dall’inizio, non mi starà più leggendo ormai. Chi invece ha praticità di psiche e inconscio può seguirmi in questa riflessione che vuol essere solo una dichiarazione d’amore alla vita. Sì, perché anche quando l’anima sembra sprofondare, non stare al passo con il corpo, con gli altri, con il mondo, quando pare essersi perduta nel suo stesso melmoso buio, quel pantano torbido da cui è sgorgata, ecco che può trovare sempre una via d’uscita e ricominciare il cammino. Con tanta pazienza e umiltà, facendosi amici i sogni e i fantasmi interiori, quelli che albergano in ognuno di noi più o meno consapevolmente, si può venire a capo, piano piano, di quel filo migliore degli altri da seguire nell’intricato groviglio di sé. Alcuni hanno bisogno di una guida esterna per intuire il chiarore oltre l’abisso, altri invece, con un coraggioso sforzo, possono imparare a interrogarsi e darsi delle risposte, facendosi speleologi della propria anima. E altri ancora, infine, possono vivere tutta un’esistenza senza mai sentire il bisogno di smuovere nuclei d’energia sconosciuti e preferire una vita galleggiando, piuttosto che inabissarsi per volare… e forse fanno bene, chissà. Tuttavia, quando un’anima chiede risposte, bisogna ascoltarla, le deve trovare altrimenti soffre. 
L’importante è credere che in questa ricerca che a tratti appare logorante, dolorosa e infinita, una via d’uscita esiste sempre. Perché l’anima, appunto, può nascere una seconda volta, dopo la prima venuta al mondo insieme al corpo. Purtroppo c’è un prezzo da pagare, perché per rinascere occorre prima morire: è questo il lancinante ma virtuoso scotto che si deve accettare quando ci si avventura alla ricerca di sé. Ma ne vale la pena.
Ed è incredibile rinascere! Si ha veramente la sensazione di ricominciare daccapo, persino il corpo sembra stupirsi della fioritura dell’anima e mette nuove gemme anziché appassire in sintonia con lo scorrere ineluttabile del tempo esterno. Quando succede ciò, una volta rinati, capita di fermarsi a guardare cosa, o chi, si è lasciato alle spalle, e allora sembra di vedere un’altra persona, una pelle vuota e avvizzita partorita da una muta … un altro sé. Ci si vede da fuori, dall’alto, da lontano, ma così lontano che quasi non ci si riconosce più e con benevolenza si sorride a quello che si era. 
E allora può essere che l’anima dia finalmente la mano al corpo e insieme proseguano il cammino allo stesso passo, con lo stesso ritmo, verso lo stesso traguardo. Fa niente se prima o poi finirà, l’importante è sentire di essere veramente nati. 

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